CEI, COMUNICATO FINALE: LOTTA AL TERRORISMO, DIFESA SECONDO LE REGOLE E PEDAGOGIA DEL PERDONO

“Diritto a difendersi” contro il terrorismo ma “secondo regole morali e giuridiche”, ed esercitando la “pedagogia del perdono”. E’ quanto ribadito dai vescovi italiani nel comunicato a conclusione del Consiglio episcopale permanente si è svolto a Roma dal 21 al 23 gennaio, concluso quest’anno con un giorno di anticipo per accompagnare il Santo Padre ad Assisi, nella Giornata di preghiera per la pace nel mondo. I vescovi hanno parlato del ruolo che la comunità dei credenti deve assumere in periodi di crisi e conflitti: “I tragici fatti dell’11 settembre e la lotta al terrorismo, che costituisce la risposta a quei crimini contro l’umanità, richiedono un puntuale discernimento”, sottolineano, che mostra come le esigenze della giustizia si traducono in “un diritto a difendersi” da esercitare “secondo regole morali e giuridiche” e “con lo sforzo generoso per soluzioni in grado di individuare ed estirpare le cause più profonde”. Il ristabilimento della giustizia e le prospettive di una pace duratura, ribadiscono i vescovi, non possono però essere disgiunte dal perdono, che “non sostituisce la giustizia, né esonera dal riparare l’ordine leso, ma conduce la giustizia a pienezza, risanando in profondità le ferite che stanno all’origine dell’odio e che sono acuite dalla violenza”. La “pedagogia del perdono” diventa quindi “il servizio che le religioni possono dare alla pace e contro il terrorismo”. L’incontro di Assisi, in questo senso, è stato “un’importante sconfessione di ogni pretesa di giustificare il terrorismo e la violenza in nome di Dio”. Inoltre, l’impegno per l’unità dei cristiani è oggi una “risposta all’appello stesso del Signore per l’unità dei suoi” mentre il dialogo interreligioso è oramai “una strada senza alternative, fondata non sul venir meno della certezza circa la verità del Vangelo ma sul riconoscimento della libertà religiosa, radicata nella dignità dell’uomo”. Ricordando i 33 uomini e donne (tra cui 6 italiani) uccisi nell’anno 2001 per la loro fedeltà a Cristo è stato quindi espresso un forte appello per la libertà religiosa. I vescovi hanno portato l’attenzione anche sui diversi conflitti nel mondo (Afghanistan, Terra Santa, India, Pakistan, Argentina, Sudan, Nigeria, Congo), invitando le istituzioni e le organizzazioni internazionali ad avviare “autentici processi di libertà, di democrazia, di giustizia, di solidarietà”. ” “” “