“Inseguire ‘la notizia’ e gonfiarla quando non lo è significa non essere in grado di leggere ciò che avviene nella realtà: sotto casa, ma anche nel paese e nel mondo. C’è, in termini espliciti, da recuperare il mestiere di giornalista, capace di andare a leggere il mondo e raccontarlo”. Così don Vinicio Albanesi, presidente del Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza e dell’agenzia Redattore Sociale, scriveva ieri nell’editoriale “Rai, non chiediamo niente”, che ha aperto nell’agenzia stampa on line un Forum in vista del prossimo rinnovo del Consiglio d’amministrazione in viale Mazzini. “Milioni di cittadini e cittadine sono costretti ogni giorno a tirare avanti, con i problemi della vita: lavoro, casa, trasporti, salute, istruzione dei figli, sicurezza, prospettive del futuro. Rappresentare questo mondo sembra facile; in realtà, in radio e in video, è estremamente difficile”. Infatti, prosegue don Albanesi, “il vezzo di inseguire spicchi privilegiati di società (politica, cultura, cinema, sport, economia) nasconde l’autocelebrazione di chi ha poteri e approfitta del mezzo di comunicazione pubblico per propri privilegi”. Quindi occorre eliminare “lo squilibrio tra dettagli di palazzo e vita reale, pena la disassuefazione dai mezzi di comunicazione, con il risultato di un pessimo servizio di informazione”. “Sembrerà strano – conclude – che il mondo della società civile, impegnato nella vita difficile del recupero e della marginalità, non chieda nulla di particolare. Non è strano perché sarebbe un pessimo servizio quello che riducesse il mondo all’attenzione dei soli bisogni. Ci aspettiamo dunque una tv intelligente e creativa: che faccia da specchio alla realtà, ma anche capace di prospettare futuro e soluzioni. Non possiamo che essere attenti e, se la delusione fosse cocente, spegnere radio e tv”.