Consapevoli della difficoltà di relazioni con la Chiesa ortodossa ma anche aperti alla speranza di un dialogo più proficuo. Così, in un’intervista pubblicata sul prossimo numero di SirEuropa, il presidente della conferenza episcopale greca, mons. Nikolaos Foskolos, arcivescovo di Atene, illustra lo stato d’animo con cui i cattolici greci si apprestano a vivere la prossima la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.” “”Una visita non risolve i problemi – ha detto mons. Foskolos ricordando quella di Giovanni Paolo II in Grecia nel maggio 2001 – Ma la richiesta di perdono del Papa ha creato un clima favorevole per stringere relazioni più strette tra le due Chiese”. “Non è facile proseguire su questa strada – riconosce l’arcivescovo di Atene – perché Roma non conosce bene l’Oriente e l’Oriente non conosce bene Roma. Resta comunque una grande speranza per un dialogo proficuo”. Dialogo che potrebbe essere alimentato dalla prossima settimana di preghiera: “nelle nostre chiese – prosegue mons. Foskolos – sono previste diverse celebrazioni comuni con le altre chiese cristiane, alle quali, però, non è prevista nessuna presenza ufficiale della Chiesa ortodossa”. Tuttavia, avverte l’arcivescovo ateniese, “è possibile la presenza di alcuni ortodossi ma a titolo del tutto personale. Secondo i canoni della Chiesa ortodossa, infatti, è proibito pregare in comunione con scismatici ed eretici, quali vengono considerati i cattolici”. Una situazione vissuta dai cattolici greci con “dispiacere” poiché “sanno bene che nella mentalità greco-ortodossa chi non è ortodosso non è considerato greco ma straniero. Una cosa difficile da comprendere per chi non vive in Grecia”. Nonostante tutto, conclude mons. Foskolos, “la nostra mano è sempre tesa verso tutte le chiese sorelle, ortodossa in primo luogo. Il dialogo non si costruisce con il tempo dell’uomo ma con quello dello Spirito”.