” “Matrimoni combinati, precoci o tra parenti, violenza familiare, poligamia, bassissimo tasso di alfabetizzazione e gravose responsabilità nel lavoro rurale e domestico: questa la difficile situazione delle donne che vivono nei piccoli villaggi del sud-est dell’Anatolia, una delle regioni più povere della Turchia e, di conseguenza, base di partenza di gran parte dell’emigrazione interna e verso l’Europa. E’ stata descritta oggi a Izmir, in Turchia, da Nese Ozgen, docente all’Università Ege di Izmir, durante il congresso dei vescovi delegati e direttori nazionali per la pastorale delle migrazioni organizzato dal Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) sul tema “Donne e famiglie nelle migrazioni”, in corso fino al 14 ottobre. Il 54,3 delle donne che vivono in queste zone rurali – sono i dati forniti dalla studiosa turca sulla base di ricerche condotte dall’università – è oggetto di violenza da parte dei mariti. Non mancano nemmeno gli “omicidi d’onore”, nei quali “l’immodesto comportamento della donna viene punito con la morte per mano dell’uomo piu giovane della famiglia, tribù o comunità”. La poligamia è ancora molto diffusa nella regione (7,7% in area rurale, 3,4% in area urbana) e spesso viene motivata “a causa della disabilità della donna nel far nascere un figlio maschio”, come pure i matrimoni combinati tra parenti (52,4% nelle campagne, 36,3% nelle città) o in giovanissima età (il 16,3% delle donne sposate con rito religioso non supera i 15 anni di età). La disuguaglianza della donna viene accentuata anche dal fatto che il 19,6% dei matrimoni non viene registrato civilmente, per cui le donne non hanno diritto al divorzio o all’eredità perché formalmente il matrimonio non esiste. Gravissima, è in questa regione, la situazione dal punto di vista educativo e sanitario: il 77% delle donne non sono scolarizzate e alto è il tasso di mortalità materna, infantile, di malnutrizione, problemi ginecologici e diffusione della malaria. Senza contare che gran parte del lavoro agricolo, oltre a quello domestico, viene svolto dalle donne. “Un fenomeno singolare – racconta la studiosa – è quando in inverno, per effetto delle migrazioni stagionali, nei villaggi rimangono solo le donne, che per lunghi periodi lunghi diventano responsabili dell’onore della famiglia. Se da una parte questo concede loro autonomia, dall’altra diventa una forma di sfruttamento, perché aumenta il lavoro e le responsabilità”.” “” ” ” “