GIORNATA DEL RINGRAZIAMENTO: CEI, NO AD UN “USO CONSUMISTICO” DELLA NATURA, SI AL “MEA CULPA” SUI DANNI AL CREATO.

” “No ad un “uso consumistico” della natura, sì ad un “momento penitenziale per tutti i danni che la nostra civiltà ha prodotto nel cuore del creato”. E’, in sintesi, l’appello contenuto nel Messaggio diffuso oggi dalla Cei per la Giornata del Ringraziamento per la terra, l’ambiente e il creato, che si celebrerà il 10 novembre sul tema “Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia” (Salmo 71,3). Nel messaggio – pubblicato integralmente sul Sir di oggi – i vescovi italiani definiscono la Giornata “l’occasione per manifestare solidarietà con tutti gli uomini che lavorano a contatto con la terra nei vari ambienti, per riflettere sui problemi del creato, che va custodito con amore” e lanciano “un appello di forte responsabilità, a vari livello, perché tutti ci facciamo carico dei problemi sempre più impellenti riguardo al futuro della terra”. “Vittime umane”, tempo “non sempre favorevole”, raccolti scarsi “per le perturbazioni atmosferiche”: queste le “difficoltà” ricordate dalla Cei ripercorrendo l’anno che sta per terminare, che richiede “un preciso momento penitenziale per tutti i danni e i guasti che la nostra civiltà ha prodotto nel cuore del creato, in modo che cresca la nostra coscienza di rispetto e di amore” e che si divenga sempre più coscienti delle “nostre responsabilità nell’attuazione del progetto di Dio che ci affida questo nostro pianeta come un buon giardiniere, per renderlo bello, utile e abitabile”. I vescovi dicono no, inoltre ad “un uso tendenzialmente consumistico della natura” e chiedono “impegno vasto e condiviso per una svolta culturale” che faccia comprendere che “oggi non è tanto in ballo la ‘questione rurale’, sia nelle pianure che nelle montagne, quanto la ‘questione dell’uomo”. “Verità, solidarietà, giustizia e rispetto dell’ambiente”: questi, per la Cei, i “valori della vita personale e sociale” da promuovere “nella scuola, nella catechesi, sui mezzi di comunicazione sociale”, non solo attraverso l’opera degli educatori ma anche tramite “i responsabili della politica”; chiamati “a offrire gli aiuti necessari perché ogni comunità possa godere dei frutti del proprio lavoro per avere nella società piena cittadinanza e visibile dignità, attuando il principio di sussidiarietà” (segue).