IMMIGRAZIONE: CCEE, DALLA SPAGNA ALL’EST EUROPEO IL LAVORO DELLE DIVERSE CHIESE EUROPEE (SIREUROPA)

” “Come le Chiese dei diversi Paesi europei si rapportano all’immigrazione? Una dettagliata panoramica è stata offerta oggi a Izmir (Turchia) durante il congresso su “Donne e famiglia nelle migrazioni” organizzato dal Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee), in corso fino al 14 ottobre e che vede riuniti vescovi e direttori nazionali per la pastorale delle migrazioni in rappresentanza di diciassette Paesi. In Francia, ad esempio, parte del lavoro pastorale si rivolge ai giovani figli di immigrati, creando una rete sul territorio attenta a questa fascia d’età. Altro problema frequente è l’occupazione delle chiese da parte dei sans papiers e le difficoltà che incontrano i richiedenti asilo politico: a questo proposito la Chiesa francese ha pubblicato di recente un volume che denuncia le disfunzioni in Francia ed in Europa ed elenca una serie di proposte. L’Italia è impegnata nella regolarizzazione degli immigrati che lavorano in nero e, a livello pastorale, nell’organizzazione di un grande convegno nel febbraio prossimo (con gli uffici nazionali catechesi, missioni e Migrantes) su come responsabilizzare gli immigrati nella vita ecclesiale e sociale. Nei Paesi scandinavi la comunità cattolica è molto piccola (dallo 0,2% al 2% della popolazione a seconda dei Paesi) ed è aumentata grazie alle migrazioni esterne. In Germania è stata varata lo scorso anno la nuova legge sull’immigrazione che punta sull’integrazione degli immigrati. Il grosso problema sono gli irregolari (stimati tra i 500.000 e 1 milione), a cui la Chiesa ha dedicato anche un volume. Tra le attenzioni prioritarie, l’accesso all’istruzione dei figli degli irregolari, il diritto alla salute e alle tutele in ambito lavorativo. Una situazione simile a livello legislativo è in Austria, dove integrazione significa imparare la lingua (gli stranieri devono imparare il tedesco in corsi di 100 ore altrimenti vengono espulsi). Qui la Chiesa lotta con forza contro le comunità-ghetto, per questo fa in modo che alcuni parroci prestino metà del loro tempo in parrocchia e metà in una comunità etnica. Anche nei seminari si fa molta formazione sui temi delle migrazioni, spesso con visite alle moschee locali. (segue)” “” ”