” “Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana – L’orrore, l’esecrazione, il cordoglio, al solidarietà alle vittime, la condanna senza appello. La nuova, l’ennesima strage, di chiara marca terroristica, questa volta nel “paradiso turistico” di Bali, ci riporta alla tragica realtà di questi anni, che sono stati definiti – per altro profilo – l'”età dell’incertezza”. Oltre l’incertezza sistemica sulle prospettive della convivenza e dello sviluppo mondiale, è ormai un nuovo dato strutturale l’insicurezza per gli attacchi ciechi di un terrorismo omicida. Due impegni ne conseguono: il terrorismo va combattuto, il mondo globalizzato ha bisogno di una “governance” adeguata. Il terrorismo va combattuto, è evidente. Come tutte le guerre deve essere combattuta con armi adeguate, e soprattutto in un quadro ideale, morale, di valori, che marchi nettamente la totale distanza tra le parti. Nulla può legittimare il terrorismo, lo ha detto e ripetuto il Papa e con lui tutti i maggiori esponenti delle religioni mondiali. Posto questo dato di partenza, il conflitto deve essere combattuto in maniera efficace. Certo è un’impresa assai complessa e difficile, che si estende sui confini dilatati di una scena globalizzata. Eppure questa è probabilmente una delle mission dell’unica superpotenza, non a caso bersaglio cruciale del nuovo terrorismo internazionale, cui deve andare, come effettivamente è andata in particolare durante quest’ultimo anno, la fattiva solidarietà di tutti. Combattere efficacemente il terrorismo, in questo nuovo quadro, ricorda più la lotta alla pirateria dell’età moderna che non le guerre tra gli stati dei secoli XIX e XX. Una strategia diversa, di militarizzazione crescente e di dilatazione territoriale, appartiene invece ad un altro scenario, e non necessariamente può dare risultati efficaci nel merito. Siamo così alla seconda considerazione che questo nuovo, orribile episodio di guerra richiama. Il mondo civile, la “comunità internazionale”, deve sapere sviluppare, oltre una efficace risposta militare, una ulteriore prospettiva di governance, di governabilità di un sistema mondiale ormai unificato anche dagli episodi di terrorismo. Certamente la Terrasanta è stata un pretesto, anche nei proclami della rete creata a suo tempo da Bin Laden. Eppure lo stillicidio di immagini di terrorismo e di repressione militare, che da oltre due anni si ripetono con la nuova Intifada, sembra abbiano assuefatto l’opinione mondiale ad una inevitabile escalation tragicamente priva di prospettive. Piuttosto che nuovi e ricorrenti rumori di guerra, forse solo buone notizie da quel fronte, cioè concrete strade di pace, potrebbero invertire una deriva che tutti preoccupa e molti può cominciare ad angosciare.” “