La Chiesa è “il soggetto storico” nel quale si incarna “l’opera della redenzione dell’uomo”. Per questo motivo, ha detto Ruini, “la Chiesa deve essere fedele al suo unico Signore: la sollecitudine per questa fedeltà caratterizza tutto l’attuale Pontificato, sul piano della dottrina teologica ed etica come su quello della prassi ecclesiale”. In concreto, l’affermazione del ruolo salvifico di Cristo e della Chiesa, “si accompagna all’umile richiesta di perdono per le colpe dei figli della Chiesa e a quella ricerca di dialogo di pace e di collaborazione tra tutte le religioni”. Conformemente alla sua missione di Pastore, poi, “Giovanni Paolo II lavora per l’unità interna della Chiesa cattolica promuovendo le varie istanze della comunione, in particolare la collegialità episcopale”. La fonte del suo “dinamismo e dell’efficacia della testimonianza del Papa” secondo il presidente della Cei, va ricercata nella sua “appartenenza filiale alla Madre del Signore e nella messa”. “Egli impersona ed esprime ciò che comunica. I giovani soprattutto sembrano avvertire questa sua autenticità nel comunicare”. Per lui valgono le parole scritte quando ancora era cardinale nel poema “Stanislaw”: “Se la parola non ha convertito, sarà il sangue a convertire”. “Speciale”, infine, è l’attenzione che il Papa, in questi 24 anni di Pontificato, ha dedicato all’Europa. “Caratteristica fondamentale di questa riflessione ha concluso il cardinale – è quella dell’unità del continente europeo: un’unità culturale e spirituale prima ancora che geografica, ed evidentemente prima che economica e politica. Aver creduto in questa unità ed averla instancabilmente promossa, anche quando essa sembrava esulare da ogni attuale possibilità storica, è un aspetto saliente del Magistero, realmente profetico, di questo Pontefice”.