“UN PATTO PER LO SPORT: LA PROPOSTA DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO E DELLA CEI

” “Lo sport ha bisogno di “guarire dal languore marcescente” in cui è caduto a causa dell’affievolimento “della coscienza e della perdita di valori”. Per questo occorre “un patto per lo sport nel quale trovino collocazione le diverse istituzioni dello sport, dello Stato, dell’economia, del volontariato, della scuola e della sanità”. E’ quanto sostiene mons. Carlo Mazza, direttore dell’ufficio nazionale della Conferenza episcopale italiana per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, alla vigilia del Simposio nazionale “Un patto per lo sport” promosso congiuntamente dal Centro Sportivo italiano (Csi), dal già citato Ufficio Cei e dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) e che avrà luogo domani ad Assisi.” “”Mentre un tempo dirigenti e atleti venivano educati a tenere in considerazione alcuni principi ideali ritenuti punti di riferimento essenziali – dichiara al Sir mons. Mazza – ora ogni soggetto sportivo sembra abbandonato a se stesso. Oggi lo sport è segnato prevalentemente dal denaro, dalle leggi del profitto, dalla domanda di consumo individualistico e spettacolare”. Per fronteggiare questa ‘deriva sportiva’, secondo il direttore dell’Ufficio Cei, va sostenuto “l’appello alla coscienza, come fattore fondante dello sport e dell’attività sportiva, per tutelare la dignità e la centralità dell’uomo”. La proposta è, dunque, quella di un “patto per lo sport” nel quale “trovino collocazione le diverse istituzioni dello sport, dello Stato, dell’economia, del volontariato, della scuola e della sanità”. Si tratta di “ricostruire le risorse intellettuali, pedagogiche, civili e morali per delineare una nuova filosofia dello sport con la quale alimentare le persone impegnate nell’attività sportiva che sia integralmente ludica, eticamente irreprensibile, professionalmente competente e a servizio della persona e della società”. Dello stesso avviso anche il presidente nazionale del Csi, Edio Costantini, per il quale “si avverte la mancanza di sensibilità ai problemi dello sport. Occorre lavorare unitariamente per superare la difficoltà ragionando in termini di scelte, valori e prospettive tornando anche a valorizzare tutto quel volontariato sportivo di cui purtroppo non si parla, ma che lavora quotidianamente con centinaia di migliaia di giovani”.