” “Pubblichiamo la nota integrale Sir di questa settimana – Non ci sono più ostacoli formali, dopo il positivo risultato del referendum irlandese, nel processo di rinnovamento istituzionale dell’unione. Sono infatti ormai imminenti gli appuntamenti della revisione dei trattati (compito cui lavora la Convenzione) e di ulteriore allargamento. E’ un passaggio impegnativo, un passaggio storico.” “Per due ordini di motivi. Prima di tutto perché arriva a riunificare l’Europa, muovendo risolutamente oltre la vecchia cortina di ferro. A questo motivo ideale, politico e culturale straordinariamente rilevante, se ne aggiunge un altro: la sfida per lo sviluppo che l’Europa sembra nuovamente accettare, dopo anni di appannamento. Costruire una nuova Europa a 25 significa disegnare un cantiere che dovrebbe innescare trasformazioni positive non solo nei dieci paesi “candidati”, ma anche nei quindici “consolidati”. E’ quindi, finalmente tempo di nuovi orizzonti e di un sano ottimismo (quantomeno della volontà). Certo il terreno, verso il duplice appuntamento della riforma istituzionale e dell’Europa a 25, è disseminato di insidie. Ben venga allora l’allargamento prima di tutto di fronte alla serpeggiante tentazione “malthusiana” di tanti Paesi europei e forse dell’Unione nel suo complesso: cullarsi nel benessere, nella protezione sociale, all’interno di frontiere da munire il meglio possibile, accontentandosi di godersi le rendite di un lungo periodo di pace. La storia dell’Europa dalla seconda metà del XX secolo è invece caratterizzata da una dinamica che nasce proprio dalla capacità di guardare oltre i confini, e trasformare, grazie a successive fasi di allargamento, la sfida dello sviluppo, in autosfida. D’altra parte proprio la vicenda di questi giorni, la crisi irachena, dimostra quanto bisogno ci sia di iniziativa europea in un orizzonte mondiale che non riesce a trovare un equilibrio persuasivo intorno ad un’unica superpotenza. Potranno questi orizzonti impegnativi sul piano etico, politico e strategico, essere tradotti in politiche concrete? In sostanza, come saranno distribuite e ridistribuite le risorse e le influenze, nel nuovo, dilatato spazio a 25?.” “E’ questa materia dei serrati negoziati che stanno cominciando. Qui probabilmente si giocherà anche l’avvenire istituzionale dell’unione: che si tratti di una assoluta novità istituzionale nella storia mondiale è chiaro. Come si possa configurare passerà attraverso i rapporti di forza, gli equilibri, i negoziati, le composizione tra i partner. E un processo aperto e delicato che richiede per tutti e dunque anche per l’Italia grande coesione e adeguata sintesi politica. Due condizioni che non sono affatto scontate.” “