CARCERE: UNA “CARTA ETICA” PER LA DIGNITÀ DELLA PERSONA DETENUTA E IL REINSERIMENTO IN SOCIETÀ

” “Una “carta etica per il carcere” indirizzata ad operatori sociali, istituzioni pubbliche e ai cittadini perché non venga meno la dimensione umana della persona detenuta, ma anche per fare da ponte tra le “due città”, il mondo carcerario e la società civile. E’ la proposta elaborata durante il convegno “Verso una carta etica per il carcere. Temi e domande” che si è svolto nei giorni scorsi a Padova per iniziativa della Fondazione Lanza, del Gruppo operatori carcerari volontari, in collaborazione con l’Università di Padova. Il richiamo all’etica coincide con le parole del presidente della Repubblica Ciampi che oggi ha visitato il penitenziario di Spoleto, ricordando che la “condanna non esclude dalla società” e che i problemi del carcere, tra cui il sovraffollamento, spesso impediscono una efficace opera di rieducazione e reinserimento. La “carta”, formulata in tredici punti, affronta “temi e domande” quali l’uso del tempo, la relazione con gli altri, la vita familiare, il bisogno di bellezza e di silenzio, la religiosità e il confronto con altre culture, il lavoro, l’istruzione e la cultura, l’arte (una sintesi verrà pubblicata nel prossimo Sir bisettimanale). La proposta, ancora in discussione, “vuole partire dalla realtà detentiva quale essa è”, spiega Pier Cesare Bori, docente di filosofia morale all’Università di Bologna, per una riflessione sulle “motivazioni morali che debbono indurre al rispetto delle norme e alla attuazione dei diritti”. Secondo Bori la permanenza in carcere può essere infatti una “occasione”, il “qui ed ora”, che può aprire a riflessioni su temi di ampio respiro: “dalla filosofia all’arte, dalla bellezza al silenzio, intravedendo il valore della verità, una verità sull’uomo”. In Italia sono 57mila i detenuti, 15mila in più rispetto alla capienza delle carceri. Intanto, in vista della visita del Papa alla Camere prevista per il 14 novembre, anche Sergio Segio e Sergio Cusani hanno chiesto al pontefice di sollecitare al Parlamento un provvedimento di amnistia-indulto, come già richiesto durante il Giubileo.