” “”Tra il 1994 e il 2000 la percentuale di popolazione povera in Irlanda è scesa dal 15,1% al 6,2%. Parte del nostro compito è distinguere in che proporzione questo derivi dallo straordinario miracolo economico al cui centro si è trovata l’Isola e quanto invece sia il risultato delle strategie di politica sociale poste in essere, in modo da poter meglio orientare quelle future”: a parlare è Ann Lavan del Dipartimento di sociologia dell’Università di Dublino, intervenuta all’incontro internazionale ‘Luoghi e voci della povertà’ in corso a Firenze per raccontare l’esperienza irlandese nel campo dell’inclusione sociale e della lotta all’emarginazione. “Uno dei presupposti del nuovo Piano nazionale contro la povertà ‘Costruire una società inclusiva’ varato nel 2002 ha proseguito Ann Lavan -, è che le comunità svantaggiate siano concentrate geograficamente in alcune aree, per esempio quelle urbane. Per rispondere alle necessità specifiche di 25 aree urbane individuate, sono state introdotte le azioni Rapid, acronimo di ‘Rivitalizzare le aree pianificando investimenti e sviluppo’ attraverso le quali queste aree sono soggetti preferenziali per investimenti in alcuni settori chiave come salute, istruzione, alloggi e assistenza all’infanzia. Il nuovo Piano si propone di ridurre la percentuale di popolazione povera al di sotto del 2% e, se possibile, eliminarla del tutto”. “Dopo l’ingresso nella Comunità europea negli anni ’80 ha raccontato a sua volta Kristina Larranãga, della Facoltà di psicologia dell’Università dei Paesi Baschi – la Spagna ha cominciato a condividere i fenomeni sociali dei paesi ricchi e da paese di emigrazione è divenuto paese di immigrazione. Si calcola che siano arrivate circa 220 mila persone dai paesi del Maghreb e anche molti dall’Africa subsahariana. Moltissimi immigrati provenienti dall’America latina (argentini, peruviani, ecuadoriani) sono impiegati nell’agricoltura e nei servizi domestici. Negli ultimi anni si è aggiunto il fenomeno dell’immigrazione dai paesi dell’Est, che paradossalmente viene usata per togliere posti ai marocchini, da sempre mal visti”. “Il fenomeno ha aggiunto la docente di psicologia preoccupa molto i politici ed è oggetto di dibattito nella società perché nonostante sia aumentato il benessere, in questi 20 anni la Spagna non ha avuto il tempo di costruire un tessuto sociale e l’arrivo degli immigrati ha compromesso maggiormente la situazione. Inoltre la percentuale di disoccupati e di famiglie in situazioni di povertà in Spagna è una delle più alte della Unione Europea, con una concentrazione del fenomeno soprattutto nelle Regioni autonome, le Canarie, l’Andalusia e l’Estremadura”. Proprio per incentivare l’analisi di strategie adeguate e lo scambio di esperienze tra i paesi europei nel campo della lotta alla povertà, i rappresentanti di 29 delle Regioni e Città presenti al convegno di Firenze, costituiranno oggi formalmente l’associazione Retis (“Rete transnazionale per l’inclusione sociale”).
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