E’ affidata al critico e musicologo, padre Antonio Spadaro, l’analisi della “Civiltà Cattolica” sull’opera del “Boss”, Bruce Springsteen e in particolare dell’ultimo album, “The Rising”. “Già vari teologi scrive Spadaro sul prossimo numero del quindicinale dei gesuiti sia cattolici sia protestanti hanno notato come l’opera di Springsteen abbia una qualità ‘redentiva’: essa gioca i suoi simboli e i suoi temi principali (strada, macchina, oscurità, amore …) in una dialettica di perdizione e speranza, adoperando di frequente immagini e termini della tradizione biblica”. “The Boss”, ricorda Spadaro, “viene da una famiglia cattolica di radici italo-irlandesi, tuttavia il suo rapporto con la religione non è mai stato idilliaco. Egli ha fatto risalire il suo rifiuto della fede a un’esperienza negativa avuta da bambino”. Ma, nota il critico, la sua ispirazione è “ricca di figure, termini e simboli di valore religioso”. Per il suo ultimo album ispirato agli eventi drammatici dell’11 settembre 2001, Springsteen ha scelto un titolo di per sé già evocativo, “The Rising”, “La Resurrezione”. Nel brano che dà il titolo alla raccolta, che vede come protagonista un pompiere che sta salendo per le scale di una delle torri gemelle, “il cammino dell’uomo sembra avvenire come sulla spinta di una vocazione e i pesi che ha sulle spalle diventano una vera e propria croce”, osserva Spadaro. “The Rising”, conclude “Civiltà Cattolica”, “non è l’espressione di un semplice riscatto, un’ascesa, un ‘sollevarsi’, né unicamente un termine religioso. Si tratta di qualcosa di più complesso: qui, a nostro avviso, è la pratica dell’immaginario religioso a offrire linguaggio e simboli per dire l’esperienza universale del dolore della morte e dell’attesa di una risurrezione”.