” “”Io non mi sento di essere ebrea come lo sono Sharon e i suoi seguaci. Quello che sta avvenendo in Palestina non ha niente a che vedere con la religione. Nessuna religione può permettere di uccidere un altro essere umano”. A parlare è Elisa Springer, ebrea cattolica di origine viennese, superstite dei campi di sterminio nazisti, che porterà oggi pomeriggio la sua testimonianza al XXII convegno nazionale “Giovani verso Assisi”, che vede riuniti da ieri (fino al 3 novembre) circa 2000 giovani, 50 volontari e 100 sacerdoti e religiosi, convocati ad Assisi dai Frati minori conventuali. “Non può essere Dio a volere quello che sta facendo ora Sharon o quello che hanno fatto i terroristi arabi afferma in una intervista pubblicata sul sito www.clorofilla.it -. Lui vuole fare ai palestinesi quello che il nazismo ha fatto a noi ebrei: li vuole eliminare fisicamente. Un vero credente deve saper tendere la mano ai più deboli ma mi accorgo che non è così: sono sempre i pochi che con la violenza comandano sui tanti”. Elisa Springer, autrice del libro-diario “Il silenzio dei vivi”, è stata compagna di baracca di Anna Frank ad Auschwitz. Dopo la liberazione dal campo di concentramento si è sposata con un italiano e attualmente vive in Puglia. Per mezzo secolo ha mantenuto il segreto della sua prigionia nascondendo sotto un cerotto il numero di matricola che le era stato tatuato sull’avambraccio ad Auschwitz. Ora incontra soprattutto i giovani “per far capire loro che tutto ciò che è stato deve essere ricordato perché serva a costruire un mondo migliore. Senza più guerre”. Riguardo all’attuale situazione internazionale Springer fa un paragone con la sua drammatica esperienza: “Prima i nazisti avevano studiato un piano per eliminare intere razze. Quella era pura follia nazista organizzata e studiata scientificamente. Oggi si fa altrettanto, ma senza un disegno chiaro se non quello dell’odio dell’uomo contro un altro uomo. Oggi in Palestina, ieri in Afghanistan, prima ancora in Bosnia e poi gli attentati contro l’America, i kamikaze e così via. Tutto questo è solo odio, non religione”. Secondo Springer “se il problema è nato dall’occupazione israeliana dei territori palestinesi, allora è giusto iniziare da lì: liberare i territori occupati e sedersi attorno ad un tavolo per discutere. Con le armi, invece, non si fa altro che fomentare odio e morte”.
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