ITALIANI E MEDIA: UNA “DIETA QUOTIDIANA” CON POCHI LIBRI E GIORNALI

” “”Quanti media usa una persona nella propria dieta mediatica?”: è stata questa la domanda che ha fatto da sfondo alla ricerca condotta dal Censis e dall’Ucsi, presentata questa mattina a Roma col titolo “Italiani & Media – Secondo rapporto sulla comunicazione”. “Molte le conferme e anche qualche piccola novità – ha detto il direttore generale del Censis, Giuseppe Roma, nell’introdurre l’incontro – a partire dalla considerazione che i media non hanno stanato il paese dal proprio comportamento tradizionale”. Infatti, i dati aggregati evidenziano che ancora quasi il 50% della popolazione ha un rapporto povero con i media, usandoli poco e passivamente. Ben il 9,1% della popolazione (4,5 milioni) infatti utilizza di fatto solo la tivu e raramente giornali e libri (sono i cosiddetti “marginali”, composti per lo più da donne con basso livello di scolarizzazione). Man mano si sale nell’utilizzo, troviamo i “poveri di media” (37,5%, 18,4 milioni) che ne utilizza due o tre, la tivù sempre in testa e a seguire la radio e i giornali. Segue il gruppo dei “consumatori medi” (36,3%, 17,8 milioni) dove si registra l’uso anche di libri. Gli “onnivori” (14,8% della popolazione per un totale di 7,3 milioni) usa con una certa disinvoltura fino a sei-sette media diversi, compresi internet e i new-media. Infine, si arriva alla categoria dei cosiddetti “pionieri” (2,3% per 1,1 milioni di persone) che usano, spesso in simultanea, tutti i mezzi a disposizione: dal telefonino ad internet, dalla tivù al satellite, dal computer alla radio, ai giornali e riviste. “Non è il costo dei media che crea divisione – ha detto il capo della ricerca del Censis, Raffaele Pastore” – quanto la propensione culturale all’approccio attivo e creativo agli stessi”. Secondo la responsabile delle ricerche della Mondadori, Luisa Pogliana, “occorre tenere conto del ‘time-budget’ delle persone, per stimolare nuovi percorsi di alfabetizzazione ai media”. Andrea Gavosto, del settore studi Telecom ha parlato di un futuro di “convergenza” dei media (tivù, telefono, internet) che produrrà ulteriori cambiamenti.Il presidente dell’Ucsi, Emilio Rossi, ha invocato attenzione non solo alla “quantità” dei media usati dalle persone, ma soprattutto alla “qualità” dei contenuti: “Ben venga la banda larga e 500-1000 canali tivù satellitari, ma lo sforzo che dobbiamo fare è di riempire questi contenitori di informazione e contenuti culturali di qualità”.