IMMIGRAZIONE: P.NEGRINI (PONT.CONS.MIGRANTI), “EVITARE IL PERICOLO DELL’OMOLOGAZIONE CULTURALE” (SIREUROPA)

” “In una società europea sempre più caratterizzata dalla presenza degli immigrati (solo i musulmani sono 20 milioni) “un pericolo da evitare è l’omologazione culturale rispetto ai modelli occidentali. E’ impensabile infatti costruire un rapporto utile e fecondo a partire dalle macerie e dal dissolvimento delle culture e religioni diverse dalla nostra”. E ‘ il parere di padre Angelo Negrini, del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, tra i relatori al congresso dei vescovi delegati e direttori nazionali per la pastorale delle migrazioni sul tema “Donne e famiglia nelle migrazioni” che si svolgerà dal 9 a 14 ottobre a Izmir, in Turchia, organizzato dal Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee). L’incontro ospiterà anche interventi di studiosi musulmani. Padre Negrini ribadisce anche la posizione di cattolici e musulmani a proposito dei matrimoni misti, da “sconsigliare, senza tuttavia tralasciare i consigli più opportuni verso coloro che già vi sono coinvolti”, perché “presentano generalmente notevoli difficoltà connesse con gli usi, i costumi, la mentalità e le leggi islamiche circa la posizione della donna nei confronti dell’uomo e circa il matrimonio stesso, la cui natura monogamica e indissolubile è per un cattolico una nota fondamentale”. Per questo, precisa, “la Chiesa cattolica ritiene doveroso richiamare i suoi fedeli sulle difficoltà cui potrebbero andare incontro in ordine alla espressione della loro fede, al rispetto (peraltro doveroso) delle reciproche convinzioni, all’educazione dei figli”. La presenza in Europa di tante famiglie di diverse religioni (grazie ai ricongiungimenti familiari) non è vista dalla Chiesa come una minaccia ma anzi come una “opportunità”: “Le nostre comunità cristiane hanno così l’occasione per riscoprire e testimoniare la loro fede e una vita cristiana più autentica e più coerente nel momento stesso in cui si confrontano con la religiosità di altri gruppi etnici”. Più complessa è la situazione della donna immigrata in Europa, obbligata, in alcuni casi “a mantenere e seguire, nella sfera privata, modelli di comportamento propri della cultura e religione del Paese d’origine”, provocando spesso “una serie indefinita di adattamenti, conflitti e contraddizioni e non raramente di lacerazioni interiori”. Da qui l’invito a “moltiplicare centri d’ascolto e altre iniziative atte ad approfondire la conoscenza dei mondi e delle culture, in particolare del mondo islamico, e le esperienze di condivisione per migliorare la convivenza tra ospiti e autoctoni”.