” “Il malato mentale “non è un paziente da rinchiudere”: “No alla cultura del ricovero ospedaliero”. A ribadirlo è don Giancarlo Perego, responsabile dell’area nazionale della Caritas italiana, commentando oggi la nuova proposta di legge in questi giorni all’esame del Comitato ristretto della Commissione affari sociali – che intende modificare la legge 180/78 sul disagio mentale (che aveva portato alla chiusura degli ospedali psichiatrici). Secondo don Perego questa proposta “sembra dimenticare che la riforma psichiatrica attende ancora di essere applicata in modo completo”. Inoltre, “tende a punire e penalizzare le persone affette da patologia mentale, rifocalizzando l’attenzione sulla pericolosità del malato, sulla necessità della sua esclusione dal contesto di vita quotidiana ed elencando una serie di procedure di tipo giudiziale. Il paziente perde ogni possibilità di autodeterminarsi: è descritto sempre come ‘oggetto’ che altri rinchiudono, confinano per tempi lunghi, privano di diritti”. Don Perego contesta anche la diffusione, nella psichiatria, “di una cultura incentrata sul ricovero ospedaliero”, ma anche “la mancata considerazione, nella proposta di legge, delle rappresentanze di organismi di volontariato e di tutela dei cittadini”. Nei prossimi giorni la Caritas italiana, dopo un incontro in programma al Ministero della sanità sul tema della modifica della 180, invierà alle oltre 200 Caritas diocesane in Italia il testo della nuova proposta di legge e le prime osservazioni. Da una recente indagine su 120 Caritas diocesane risulta che il 70% delle stesse incontra spesso situazioni di disagio mentale e oltre il 50% delle stesse Caritas ha avviato o intende avviare percorsi di sensibilizzazione e di formazione su questo tema; il 50% ha rapporti e scambi costanti con il Dipartimento salute mentale e il 20% ha promosso servizi specifici in materia di salute mentale. Nel frattempo anche il Ceis (Centro italiano di solidarietà) ha organizzato dal 15 al 19 ottobre un convegno nazionale a Domus de Maria (Cagliari) su disturbi mentali e tossicodipendenza, un fenomeno “definito spiega il Ceis – come ‘doppia diagnosi’ diventato sempre più un problema reale e tangibile nella gioventù moderna”.