“E un fatto positivo ha dichiarato mons. Pero Sudar, vescovo ausiliare di Sarajevo, al Sir che le elezioni, come rilevato anche dagli osservatori internazionali, si siano svolte pacificamente, senza episodi di tensione. Di certo è un po’ scoraggiante la bassa percentuale dei votanti e spiega una certa delusione della gente nei confronti della politica di governo che purtroppo non ha, in questi anni successivi alla guerra, migliorato le condizioni di vita. Sono ancora molte le persone senza lavoro e l’economia non riesce a svilupparsi. Secondo i dati, non ancora definitivi però, le elezioni sono state vinte dai partiti nazionalisti, con la sconfitta dei partiti moderati eletti due anni fa”. “In questo contesto ha proseguito mons. Sudar – è veramente difficile prevedere cosa avverrà in futuro. I partiti nazionalisti sono quelli che hanno operato la svolta dal sistema comunista ma hanno anche la responsabilità di aver guidato il Paese durante la guerra, anche se non si può addossare loro tutte le colpe: qualsiasi partito si fosse trovato nel 1991 in Bosnia o comunque nell’ex Jugoslavia, se non fosse stato d’accordo con Milosevic, avrebbe fatto subire al Paese le stesse conseguenze. Forse possono trarre un insegnamento da ciò che è successo per cambiare rotta e impegnarsi per la convivenza. Tutti i governi della Bosnia Erzegovina, ma anche della ex Jugoslavia, non sono mai riusciti a risolvere la questione della convivenza tra diverse nazioni e del rispetto reciproco tra diverse culture, etnie e anche religioni. Queste elezioni hanno dimostrato che anche il governo uscito dalle elezioni di due anni fa non ha mai affrontato il problema che chiude la Bosnia in un angolo. E’ da sperare che i partiti che hanno vinto le elezioni capiscano che è possibile convivere e affrontino seriamente la questione. In questo, sarà indispensabile l’aiuto della comunità internazionale che dovrà accettare il fatto che nel Paese governa chi ha la fiducia della gente, senza imposizioni dall’esterno ma, allo stesso tempo, potrà offrire criteri capaci di motivare la gente ad impegnarsi per costruire una convivenza pacifica”. “Davvero, allora, – ha concluso mons. Sudar – per la Bosnia potrebbe aprirsi una prospettiva di pace e di sviluppo che porti anche a superare la soluzione politica che vuole il Paese diviso in due parti”.