RISOLUZIONE ONU-IRAQ: R.CANTINI, “UN COMPROMESSO LIMATO FINO ALL’OSSO”

” “La risoluzione è frutto di un compromesso limato fino all’osso in cui ciascuno ha cercato di salvare il possibile delle proprie posizioni di partenza prima di cedere”. E’ il parere dell’esperto di politica internazionale, Romanello Cantini, sulla risoluzione del Consiglio di sicurezza del’Onu di venerdì 8 novembre che impone a Saddam Hussein di fornire tutte le informazioni sull’eventuale possesso di armi di distruzione di massa e di accettare senza condizioni la visita degli ispettori per un periodo di 45 giorni ricordando “le gravi conseguenze a cui dovrà fare fronte se continua a sfuggire ai suoi obblighi”.
” “”Per uno di quei paradossi della diplomazia per cui le stesse parole rispondono alle più diverse intenzioni – scrive Cantini in una nota sul numero in uscita del Sir – il testo è stato votato all’unanimità dai 14 membri del consiglio di sicurezza comprese Francia, Russia, Cina e perfino la Siria. Alla fine tutti si sono voluti affollare nella stessa barca anche se per remare in direzioni tutt’altro che coincidenti. Da parte di coloro che hanno cercato di evitare la guerra si è voluto un voto alla unanimità per aumentare la pressione su Saddam Hussein in modo che disarmi di sua iniziativa senza essere costretto da una azione militare”. Tuttavia, ricorda l’esperto “la mancanza di una risoluzione non avrebbe impedito a Bush, fresco del successo elettorale, di marciare da solo con un’azione unilaterale”. Riportando, invece, la questione dentro l’ambito dell’Onu “si è voluta salvare la facciata di una certa legalità internazionale e dall’altra gettare in mano a Saddam Hussein la patata bollente di apparire come quello che decide, accettando o rifiutando l’ultimatum, la pace o la guerra. Se le ispezioni riusciranno a verificare le armi che Saddam possiede o non possiede e nel primo caso a disarmarlo, il ‘rais’, anche se indebolito, riuscirà probabilmente a sopravvivere e lo scontro sarà evitato”. Tuttavia, conclude, “da qui a gennaio basterà poco per far scattare Washington. Nel frattempo chi ha votato la risoluzione con altre intenzioni dovrà faticare per dimostrare che si può disarmare senza usare le armi e che le guerre preventive volute semplicemente per abbattere un regime non fanno parte del diritto internazionale”.
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