” “Una lettera “ai fratelli e sorelle detenuti nel carcere di Verona” verrà consegnata domani da mons. Flavio Roberto Carraro, vescovo di Verona, a nome della comunità cristiana veronese riunita in questi giorni nel Sinodo diocesano, durante la sua visita al carcere di Montorio. Qui vivono circa 600 detenuti (comprese 50 donne), di cui il 55% stranieri. Mons. Carraro descrive la comunità veronese come desiderosa di “rompere ogni logica difensiva e di maturare una vera disponibilità accogliente, condizione necessaria per intessere autentiche relazioni fraterne”. E ricorda i gravi problemi che affliggono le carceri italiane, tra cui quella di Verona: “il sovraffollamento, con le conseguenti difficoltà oggettive di convivenza tra persone di etnie, culture e religioni differenti; il tempo ‘non utile’ che porta ad un senso di esasperazione e di inedia; la lentezza impressionante dell’apparato giudiziario e soprattutto il tempo esorbitante di carcerazione preventiva in attesa di giudizio”. Mons. Carraro si dice personalmente colpito dalla “dignità e dallo spiccato senso della solidarietà” tra le persone che vivono in carcere, come pure dalla “voglia di vivere e dal desiderio profondo di riscatto e di reinserimento nella società”: “Condivido pienamente con voi così si rivolge ai detenuti la ricerca faticosa e struggente di libertà; la libertà esteriore deve andare di pari passo con la libertà interiore che Gesù ci ha donato”. A questo proposito il vescovo di Verona cita una frase letta nella cappella del carcere: “La libertà è dentro di noi, nessuno mai ce ne priverà”. Mons. Carraro rinnova l’impegno a sensibilizzare le istituzioni e la comunità civile ed ecclesiale sui problemi del carcere, anche e soprattutto nel reinserimento sociale. “Posso assicurarvi afferma che alcune vostre giuste richieste le ho fatte pervenire alle più alte autorità della Repubblica, ed ho la speranza che qualche effetto possa giungere”. Infine, il vescovo chiede perdono, “a nome della Chiesa di Verona, per quelle volte che abbiamo puntato il dito o dato priorità a qualche vostro comportamento negativo, anziché alle vostre persone”. La visita del vescovo dovrebbe culminare, la prossima Quaresima, in una vera e propria missione in carcere che sarà compiuta da una trentina di missionari (sacerdoti, religiosi e laici).
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