” “”Esiste già una normativa europea che vieta la trasmissione di programmi che possono nuocere ad un sereno ed equilibrato sviluppo del bambino”. Non si mostra sorpresa Isabella Poli, già presidente del Bice, l’Ufficio internazionale cattolico dell’infanzia, ed attualmente membro del Consiglio nazionale degli utenti, della proposta fatta in Francia da una Commissione ministeriale di porre un filtro per proteggere bambini e adolescenti nella fascia che va dalle 6.30 alle 22.30.
” “”Il problema dichiara al Sir – è prendere atto che i ragazzi guardano la tv ben oltre le 22.30 e che a delle regole condivise devono corrispondere delle sanzioni efficaci. Non è solo un discorso relativo al sesso e alla violenza in tv ma, come ricordava recentemente anche il card. Ruini, riguarda anche l’effimero e la banalità che non aiutano il bambino a sviluppare una personalità ancorata a dei valori forti”. Un sistema ‘sanzionatorio’ che non deve fungere da alibi alle famiglie. “C’è bisogno di una cultura diversa in cui i genitori e operatori della comunicazione devono responsabilizzarsi tenendo conto del mutato panorama familiare. Sono sempre di meno, infatti, i genitori che stanno a casa. Così come gli operatori della comunicazione: devono darsi, per primi, un codice di autoregolamentazione. Ci potranno essere tutte le norme che vogliamo ma se non c’è una cultura dell’infanzia anche in questo settore sarà difficile essere incisivi”. Secondo l’esperta “le sanzioni da sole non bastano. Vanno accompagnate adeguatamente da proposte per una cultura dell’infanzia. Va bene lottare contro la violenza e la pornografia ma non dimentichiamoci del banale e dell’effimero che popolano i programmi televisivi. Pensiamo ad incrementare i programmi per bambini con una fruizione finalizzata anche alla didattica. Il mezzo televisivo ha molteplici usi positivi come Internet. Ed è per questo che dobbiamo lavorare”.