” “Il naufragio della “Prestige” è una “vera tragedia”, sia per i pescatori della Galizia, sia perché ripropone il grave problema delle navi che viaggiano con “bandiere di convenienza”, senza garanzie di sicurezza né rispetto delle leggi: a parlare è don José Beobide, responsabile dell’Apostolato del mare nella Commissione episcopale spagnola che si occupa di migrazioni, a proposito del disastro ecologico che ha colpito 180 km di coste galiziane e portoghesi in seguito al naufragio della petroliera, che ieri è affondata in mare con 70 mila tonnellate di carburante. La pastorale del mare è in contatto diretto con le persone coinvolte nel disastro: “Come Chiesa afferma – stiamo esprimendo solidarietà alle famiglie e allo stesso tempo stiamo denunciando la situazione di ingiustizia che si vive su queste navi, poco sicure e che non rispettano le leggi”. “In Galizia moltissima gente vive dei proventi della pesca e della raccolta di crostacei ricorda don Beobide -. Il naufragio della Prestige è una vera tragedia, soprattutto in questo momento, perché il Natale è il periodo più favorevole per la raccolta e la vendita di crostacei. Oltre la metà della costa atlantica della Galizia è già stata colpita da questa onda nera”. Questa petroliera, denuncia don Beobide, “era in pessime condizioni perché era una delle tante navi che viaggiano con ‘bandiere di convenienza” o ‘bandiere ombra’ (tra cui Liberia, Malta, Singapore, Cipro, Bahamas), con pochi controlli riguardo alla sicurezza, e stipendi bassi e sfruttamento dei marinai, che spesso vengono dai Paesi più poveri”. Secondo don Beobide “sono stati fatti numerosi sbagli nell’affrontare questa tragedia: il fatto che in questa zona non fossero disponibili i rimorchiatori d’alto mare; e poi non si è tenuto conto del fatto che le correnti e il vento vengono spesso da ovest, per cui l’onda nera si è diretta subito verso l’Europa. Un altro problema delle bandiere di convenienza è che non si riesce mai a sapere chi è l’ultimo proprietario, per cui c’è una grave mancanza di responsabilità nella gestione di queste navi, che i marinai chiamano in gergo ‘navi pirata’. Inoltre la maggioranza dei proprietari sono europei o americani che scelgono bandiere di convenienza per poter ingaggiare marinai poco qualificati a basso costo”.