In seguito all’incontro avvenuto tra responsabili della diocesi di Napoli, lo scorso 22 novembre, ed una delegazione dei senza lavoro, la curia ha diramato stamattina un comunicato nel quale fa il punto della situazione sulla drammatica situazione della disoccupazione a Napoli e, più in generale, nell’Italia meridionale. “A nessuno sfugge che il vero sviluppo – è scritto nel comunicato – non si misura con un parametro puramente economico, né si realizza sfruttando solo l’abbondanza dei beni materiali e dei servizi, ma con la volontà di accrescere la dignità della persona umana. A Napoli, purtroppo, quote rilevantissime di giovani e meno giovani non hanno mai provato né il sapore né il sudore di un lavoro regolare. La sfida emersa dalla riunione, è quella di non abituarsi alle cronache giornaliere sulla crisi occupazionale, avallando, semmai, letture strumentali e riduttive o comode rassegnazioni o irresponsabili rinvii”.
“Forse il tema-lavoro continua il comunicato – andrebbe guardato più in profondità ed affrontato con effettive proposte operative, evitando che il dibattito politico sia fermo sulla logica gestionale dell’attuale crisi. Come richiama continuamente il card. Michele Giordano, è necessario far maturare la consapevolezza dell’obbligo morale verso i senza lavoro, ‘procedendo su due fronti: da un lato la sempre maggiore efficienza per provvedere alle necessità più acute della convivenza civile, dall’altro la sollecitudine di servire l’uomo, la sua nobiltà, la sua grandezza. Ma questo sviluppo autentico è un risultato di collaborazione'”. A tal fine, si aggiunge nel comunicato, “le Istituzioni ad ogni livello debbono promuovere progetti mirati ed impegni convergenti, dando priorità all’occupazione. La gente invoca tempestività di risposte, correttezza etica, rispetto della dignità personale di tutti gli interlocutori e di ciascuno di essi. Lo sviluppo di Napoli, come dell’intero Meridione, è questione nazionale”.
“Da parte sua, la Chiesa – si conclude il testo – è lieta di poter offrire il suo contributo, ma chiede responsabilizzazione di quanti sono a vario titolo chiamati a concorrere alle decisioni”.