IMMIGRAZIONE: CHIESE UMBRE, “UNA REGIONE MODELLO DI ACCOGLIENZA ED INTEGRAZIONE SOCIALE”

” “Migliora l’integrazione sociale degli immigrati in Umbria, regione che si propone come “modello di accoglienza”: sulle circa 27.000 presenze, il 34% intende rimanere in maniera permanente (rispetto al 10% di dieci anni fa). Il 62% degli immigrati ha un lavoro stabile e solo il 18% segnala comportamenti “razzisti” dei datori di lavoro nei loro confronti (dieci anni fa erano il doppio). Sono alcuni dei dati emersi durante il convegno sull’immigrazione “Tutte le genti verranno a te” svoltosi il 25 novembre a Spoleto su iniziativa della Ceu (Conferenza episcopale umbra), in collaborazione con la delegazione regionale Migrantes, l’ufficio catechistico regionale e l’ufficio regionale per la cooperazione missionaria tra le chiese. Stefano Patriarca, direttore dell’Agenzia umbra ricerche, ha osservato che in Umbria l’integrazione “è dinamica e non statica ed ha imboccato un’evoluzione positiva, fino al punto di far pensare ad un modello umbro di accoglienza-integrazione”. Modello che “noi andiamo a costruire concretamente con le istituzioni civili regionali – ha detto mons. Riccardo Fontana, arcivescovo di Spoleto-Norcia – puntando più sulla diversità che sulle generiche radici di uguaglianza”. Dei 26.797 immigrati che vivono in Umbria, 13.475 sono donne. Il 43% proviene dall’Europa orientale, il 17% dall’Africa settentrionale, l’8% dall’Europa centrale e il 6% dall’Asia orientale. Sono venuti per lavoro o per ricongiungersi alle famiglie; il 5% per studiare. A queste cifre vanno aggiunti più di 10.000 immigrati che hanno fatto in questi giorni domanda di regolarizzazione. “E’ dovere di ogni cristiano – ha ricordato mons. Sergio Goretti, vescovo di Assisi-Nocera-Gualdo e presidente della Ceu – dare accoglienza umana e materiale a chi è in ricerca di una vita dignitosa e serena, al di là della religione di appartenenza. Nei confronti degli immigrati che si professano cristiani è altrettanto doveroso saperli accogliere anche sotto l’aspetto religioso, mentre con i non cristiani vi è la necessità di crescere nel dialogo interreligioso, senza temere di proporre la nostra fede”.