” “Una “generazione senza padri né maestri”, dominata “dalle tecnologie e dai media” ma anche in cerca di “nuovi spazi e nuove forme di espressione”. E’ il ritratto dei giovani che emerge dalla ricerca promossa dall’Ufficio nazionale per le comunicazione sociali e dal Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei, in occasione del Convegno “Parabole mediatiche: fare cultura nel tempo della comunicazione”, che si aprirà domani a Roma, con oltre 1000 partecipanti, e si concluderà il 9 novembre con l’Udienza del Papa, a cui prenderanno parte 6000 persone. Dalla ricerca realizzata dalla Fondazione Censis, i cui dati completi verranno presentati domani, emerge che “l’universo giovanile si rivela attraversato da forti contraddizioni, oscillando tra idealismo e realismo”. “Malgrado vivano immersi nel flusso della comunicazione che li mette a conoscenza di tutte le guerre reali e potenziali del mondo osserva il Censis – i giovani temono soprattutto le malattie (45,3%), la morte (37,4%), il dolore, la solitudine”. A fronte, inoltre, di “una realtà esteriore percepita affannata e caotica cercano un punto di riferimento”: il 73,8% di loro, infatti, si dichiara di religione cattolica, ma “prima ancora che appartenenza religiosa si tratta di identità culturale”. Una sorta, insomma, di “personalizzazione” per cui “la confessione diventa un conforto psicologico, le scelte etiche su alcuni grandi temi sono lette in maniera molto personale” e la religione diventa una religione “affettiva”. In ambito culturale, per il Censis “molti giovani sentono il bisogno di guide, di intellettuali che propongano un pensiero autorevole e positivo per il futuro. Il futuro per questi ragazzi sarà dominato sul piano della cultura dalla tecnologia e dai media: per questo vorrebbero una maggiore trasmissione di valori dalle generazioni precedenti”. Anche perché, stando ai dati della ricerca, “il loro personale patrimonio culturale è ridottissimo: stanno con gli amici, guardano la Tv, quasi 1/3 non legge neanche un libro l’anno, la metà dei giovani non sa indicare il titolo di un libro che ha significato qualcosa nella sua vita. Non hanno padri né maestri, ma ne sono consapevoli e ne avvertono la mancanza”.
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