PARABOLE MEDIATICHE: AMIDEI, I COMUNICATORI CATTOLICI DEVONO ESSERE “ESEMPLARI”

” “”Il comunicatore cristiano deve essere sempre consapevole che l’oggetto e il destinatario della sua attività non è una ‘cosa’, ma una persona portatrice di un proprio valore e di una propria estetica”: lo ha detto l’editorialista Gaspare Barbiellini Amidei nella tavola rotonda di oggi pomeriggio dedicata al tema “I cattolici e le sfide della comunicazione in Europa”, organizzata all’interno del Convegno Cei “Parabole mediatiche” (Roma 7/9 novembre). Comunicare da cristiani in Europa, secondo Barbiellini, significa superare alcuni elementi di difficoltà, “a partire dal linguaggio che per noi italiani fino a pochi decenni fa non era lingua comune, in quanto a livello popolare si parlavano numerosi dialetti. L’attuale linguaggio infatti si è formato attraverso la Tv, che tende per sua natura a ridurre e a banalizzare”. Oggi, ha proseguito, “si pongono problemi nuovi, quali il rapporto con quel milione di nostri concittadini di religione musulmana che hanno altre abitudini, tradizioni e una impostazione culturale diversa dalla nostra”. Secondo Barbiellini va anche tenuto presente che la “difficoltà di comunicare da cattolici poggia anche su una secolare impronta laicistica ed elitaria legata alla comunicazione scritta, mentre quella popolare cristiana era legata alla comunicazione orale. A ciò si deve aggiungere il contributo della cultura marxista che ha cercato di mettere fuori come ‘residuo’ del passato la religione. Non bisogna comunque trascurare – ha aggiunto – che la cultura cattolica ha influenzato profondamente la Costituzione Repubblicana che mette al centro il concetto di persona, recepito dallo spirito del personalismo cristiano”. Concludendo il suo intervento, Barbiellini ha esortato i comunicatori cattolici ad essere “esemplari” per impegno nella documentazione e ha incoraggiato le scuole di formazione al giornalismo, elogiandole per l’impegno alla formazione non solo professionale ma anche etica.