” “”La Chiesa deve ricominciare a fare missione, tenendo conto che i giovani sono fatti come emerge dalla ricerca: giovani poveri di riferimenti ideali, immersi nella frammentazione culturale, per lo più privi di senso storico, che si presentano come ‘surfisti’ della vita secondo il modello televisivo del passaggio da un programma a un altro, senza differenze di valori e significati”: lo ha detto il sociologo Francesco Casetti, commentando nella tavola rotonda di questa mattina, la relazione del Censis su “I giovani e la cultura nell’era della comunicazione”. Secondo Casetti, i giovani appaiono quindi “come compratori di proposte di valori intesi più come stati mentali che come progetti di azione”. “Il flusso televisivo è il loro modello ha aggiunto e la loro vita appare priva di ‘riti di passaggio’, senza una prospettiva di progetto personale”. Il sociologo ha posto in luce che le “parrocchie vengono identificate più come luogo sociale che come centro spirituale” e ciò pone domande anche alla pastorale ordinaria, specie a quella giovanile. “La Chiesa è chiamata a ricominciare a fare missione ha sottolineato tenendo conto della realtà giovanile che appare priva di guide significative. L’unica strada è accettare questa realtà di ‘confusione’ sul piano esistenziale, da cui partire per proposte che mettano ordine nella frammentazione dei riferimenti”. Il sociologo ha poi sottolineato che, a suo avviso, “si tratta di ritrovare delle guide valide che sappiano essere tali per i giovani a partire dal territorio, esprimendo un preciso carisma di educatori. Il rischio è di avere mille guide, ma è un rischio da correre per legare in rete le esperienze del territorio e quelle più globali in cui i giovani stessi sono immersi”.
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