” “”Questa è una gioventù ad alto tasso di psicologia emozionale. Si esprime con le emozioni e con le passioni: l’amore e l’amicizia”, così Giuseppe De Rita, segretario nazionale del Censis, ha commentato l’indagine sui “giovani e la cultura nell’era della comunicazione”, presentata questa mattina a Roma nel corso del convegno della Cei “Parabole mediatiche”. Per i nostri giovani, ha proseguito il sociologo, “la vita è il viaggio e l’avventura, il resto è solo un insieme di sofferenze. Ma con che cosa partono per questo viaggio? Con l’emozione. Disprezzano gli intellettuali e gli opinionisti. Mentre i padri non partecipano alla ricerca individuale dei figli”.
” “Questo atteggiamento comporta la perdita della memoria: “L’emozione resta ferma nel presente. La nostra gioventù pensa al tempo anzitutto come tempo da godere. Le domande sulla memoria e sul futuro restano perennemente inevase”. La responsabilità di questa situazione, secondo De Rita, è anzitutto degli adulti: “I nostri sono giovani senza padre, perennemente afflitti dal bisogno di Enea”, che portava sulle spalle Anchise e Astianatte, il padre e il figlio, simbolo della memoria e del futuro. A molti giovani “mancano le guide e il senso del futuro: solo il 29% è convinto che c’è la vita dopo la morte. Mentre Enzo Biagi e Rita Levi Montalcini, come guide spirituali e punti di riferimento, hanno preso più voti di Gesù”. La responsabilità, ha proseguito il segretario del Censis, “non è dei giovani ma di chi ha prospettato loro modelli mediatici di questo tipo. Su noi adulti grava la responsabilità di Enea: recuperare il senso che qualcuno deve trasmettere la dimensione identitaria della storia. Fuori delle banalità culturali che vengono propinate dal flusso dei media”. Perciò i nostri giovani “hanno bisogno di una collettiva presa di coscienza del bisogno di Enea. A noi adulti la responsabilità di assumerci la fatica di tornare ad insegnare”.
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