” “”Finché coloro che occupano posizioni di responsabilità non accetteranno di porre coraggiosamente in questione il loro modo di gestire il potere e di procurare il benessere dei loro popoli, sarà difficile immaginare che si possa davvero progredire verso la pace”. E’ il forte monito ai governanti che viene da Giovanni Paolo II nel messaggio per la Giornata mondiale della pace che si celebra il 1° gennaio 2003, intitolato “Pacem in terris: un impegno permanente” e reso noto oggi dalla Sala Stampa vaticana. Facendo riferimento alla situazione in Medio Oriente e Terra Santa, il Papa ritiene che questa “sia resa ancor più drammatica dallo scontro di interessi esistente tra i membri della comunità internazionale”. La “lotta fratricida”, dice il Papa, “pone l’urgente esigenza di uomini e donne convinti della necessità di una politica fondata sul rispetto della dignità e dei diritti della persona. Una simile politica è per tutti incomparabilmente più vantaggiosa che la continuazione delle situazioni di conflitto in atto”: questa verità, osserva, “è sempre più liberante di qualsiasi forma di propaganda, specialmente quando tale propaganda serve a dissimulare intenzioni inconfessabili”. Giovanni Paolo II ricorda che “gli incontri politici, a livello nazionale ed internazionale, servono la causa della pace solo se l’assunzione comune degli impegni è poi rispettata da ogni parte. In caso contrario sottolinea questi incontri rischiano di diventare irrilevanti e inutili, ed il risultato è che la gente è tentata di credere sempre meno all’utilità del dialogo e di confidare invece nell’uso della forza come via per risolvere le controversie”. “Le ripercussioni negative che sul processo di pace hanno gli impegni presi e poi non rispettati avverte ancora il Papa -, devono indurre i Capi di Stato e di Governo a ponderare con grande senso di responsabilità ogni loro decisione”. Ma soprattutto, sottolinea il Santo Padre, bisogna “dare esecuzione agli impegni assunti verso i poveri”: “La sofferenza causata dalla povertà risulta drammaticamente accresciuta dal venir meno della fiducia. Il risultato finale è la caduta di ogni speranza. La presenza della fiducia nelle relazioni internazionali è un capitale sociale di valore fondamentale”. (segue)
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