IMMIGRAZIONE: IL BAMBINO STRANIERO È “PONTE CULTURALE”

Il bambino straniero è “ponte culturale” tra la famiglia di origine e la società ospite. Ecco quanto emerge dalla ricerca pilota “Interculturalità e Integrazione nella scuola elementare. Il punto di vista del bambino straniero”, realizzata dal Vis – Volontariato internazionale per lo sviluppo – e dal Miur, Ministero dell’istruzione università e ricerca. “Lo studio – hanno affermato gli organizzatori nella conferenza stampa di oggi – ha coinvolto le classi della quarta e quinta elementare, che accoglie il maggior numero di bambini stranieri attualmente stabilizzato intorno alle 182.000 presenze. Il campione di 1000 soggetti è stato scelto su circa 15.000 bambini delle 300 scuole di Roma e Provincia, e ha portato a risultati statistici di grande interesse. Dalla ricerca risulta infatti che l’89,5 % dei bambini promuove la scuola elementare italiana che offre degli ottimi strumenti per costruirsi un futuro nel nostro Paese. La scuola è vissuta per circa il 61% come qualcosa che accoglie il bambino e ne facilita l’inserimento nel mondo esterno. L’elemento di maggiore interesse, però, è che per il 39,5% la discriminante più forte per un integrazione efficace non è la diversità somatica ma il saper parlare l’italiano. In virtù di questa difficoltà, per lungo tempo il bambino straniero tenta di “camuffarsi” e passare inosservato, mentre coloro che sono economicamente più agiati mostrano maggiore disposizione a valorizzare la propria diversità culturale”. “Si tratta di risultati – ha spiegato il presidente del Vis Antonio Raimondi – che in parte ribaltano molti luoghi comuni e metodologie stereotipate messe in atto nel nostro sistema educativo e riaffermano il principio da noi seguito nei 28 Paesi in cui siamo presenti: il rispetto del contesto socio culturale di riferimento”.