RAPPORTO CENSIS 2002: ITALIA DELUSA, CON POCHE ASPETTATIVE, IN RITORNO NEI PICCOLI CENTRI

” “Un’Italia delusa, con poche aspettative, stanca dei “feticci della modernità” che cerca rifugio lontano dalle città. E’ questa la fotografia del nostro Paese che emerge dal “36° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2002”, presentato oggi a Roma. “E’ una società che non reagisce perché non ha aspettative – ha spiegato Giuseppe De Rita, presidente del Censis -. Questo porta ad una situazione stazionaria senza finalità, perché non c’è nessuno che ci indica una strada”. “Paghiamo in primo luogo – si legge nel Rapporto – la delusione per il mancato ruolo di innovazione e traino che avrebbero dovuto esercitare alcuni conclamati motori di sviluppo”, dalla new economy ai processi di privatizzazione. L’Italia risente inoltre del contraccolpo provocato dalla delusione per la mancata “trasformazione” del Paese che ci si attendeva negli anni ’90. Questo si nota, infatti, “nelle mancate riforme istituzionali, nel rinsecchimento delle vecchi istituzioni, nella personalizzazione del potere…nella riduzione del federalismo a confuso sindacalismo istituzionale”. Altro problema, secondo De Rita, è la “carenza di investimento sulle infrastrutture, sulla cultura a livelli alti, sulla capacità di fare politica all’estero”: Per questo, osserva, si insinua oggi quella che il Censis chiama “un’ambigua deriva di curvatura concava della vita collettiva”, vale a dire la nascita di “un nuovo modello o stile di vita attento al vivere bene, ad esempio tramite il ritorno alla vita comunitaria nei borghi, al benessere psico-fisico, alla cultura del prodotto tipico eno-gastronomico…”. L’andamento demografico dei residenti nei comuni italiani mostra infatti un incremento di popolazione nei centri di dimensioni medio piccole. La crescita demografica dei centri medio piccoli si accompagna ad una progressiva riscoperta della dimensione locale e alla valorizzazione delle specificità. Inoltre, ha fatto notare il presidente del Censis, “c’è una certa stanchezza nei confronti dei feticci della modernità come la competitività e l’aggressività”. “Diamoci una calmata – ha concluso – perché i problemi ci sono e richiedono serietà e pazienza, evitando il più possibile le esasperazioni emotive oggi così correnti”. (segue)