NOTA SETTIMANALE

” “Pubblichiamo il testo della nota Sir di questa settimana – Secondo il Censis l’Italia, e gli italiani, hanno le pile scariche. E su questo è difficile non avere dubbi, con buona pace della pubblicità pro-consumi che ci accompagna verso il Natale. Per ricaricare le batteri serve un bell’elettrochoc presidenzialista? O non è piuttosto il momento dell’operoso buongoverno, al riparo di una maggioranza netta e definita?
” “In realtà, come è stato giustamente notato, il dibattito sulle riforme istituzionali di oggi è figlio di una nuova modalità del discorso politico in Italia, che ha bisogno di sempre nuove accelerazioni, che consuma rapidamente le posizioni, che sfugge alla verifica, ma reclama sempre nuovi slogan o obiettivi. E’ la transizione, appunto, che sembra divorare i suoi protagonisti, se questi non cavalcano sempre la cresta dell’onda. Perché non c’è un tessuto condiviso, una trama di valori, di stili, di registri, di istituzioni politiche, sentiti da tutti gli attori come propri.
” “Si è dunque l’opinione pubblica italiana irrimediabilmente radicalizzata? Oppure questa è una reazione difensiva alla qualità sempre più scadente dell’offerta? Certo questa dinamica può ancora continuare a lungo. Attori sempre più urlanti per un pubblico sempre più distratto. Con qualcosa di più, oggi: oggi sono all’ordine del giorno modifiche sostanziali all’assetto costituzionale. Nessuno lo ha scritto, ma dagli interventi dei presidenti della Repubblica e della Camera in questi giorni è evidente il succo: maneggiare con cura.
” “D’altro canto si obietta: tre bicamerali e vent’anni di negoziai non hanno approdato a nulla. E’ il momento di decidere. Già: bisogna decidere, ma bisogna decidere bene.
” “Maneggiare con cura, appunto. Si ricordi in particolare la legge aurea della democrazia: quel che conta non sono tanto le istituzioni, quanto il tessuto istituzionale. Il sistema semipresidenziale francese è stato esportato nelle colonie, quello presidenziale americano in Sudamerica, il sistema parlamentare inglese in Africa: e abbiamo assistito a caricature, che spesso hanno dato esiti tragici.
” “L’Italia non ha bisogno di modelli. Ha bisogno di essere partner a pieno titolo del processo costituente europeo (che stranamente si dimentica, quando si riparla di riforme istituzionali) ed ha bisogno di ricostruire un tessuto di istituzioni di democrazia. Questi sono gli obiettivi sempre più urgenti e necessari di politica istituzionale. Dopodiché tutte le forme di governo, come ci insegna la dottrina sociale, sono buoni. Purché servano la democrazia, che è fatta di autonomie vere (sociali, prima di tutto, e poi dal comune, alla provincia, alla regione, allo stato), di esecutivi stabili, di rappresentati e forze politiche autorevoli, di bilanciamento dei poteri e di responsabilità: degli uni verso gli altri e di tutti verso i cittadini.