“Non facciamo sconti a nessuno. La nostra preoccupazione è che la legge sulla fecondazione assistita sia rimandata al duemila-mai”. Luisa Santolini, presidente del Forum delle associazioni familiari, ha incontrato questa mattina alcuni parlamentari per illustrare le posizioni del Forum (che riunisce 35 associazioni e 20 comitati regionali) sulle politiche per la famiglia. In primo piano la fecondazione assistita, di nuovo al centro del dibattito politico dopo il caso americano di utero in affitto. Il Forum “ribadisce con forza la necessità di arrivare a un provvedimento che contenga alcuni principi irrinunciabili, primo tra tutti il diritto di ogni essere umano – fin dal concepimento – alla vita, alla famiglia, all’identità genetica e psicologica”. Nel maggio 1999 la Camera approvò un testo poi bloccato al Senato, con il contributo anche del “mondo cattolico”. Il testo “riconosceva, anche se indirettamente, l’embrione umano come soggetto titolare di diritti, vietava la fecondazione eterologa, proibiva e puniva ogni deliberata distruzione di embrioni, prevedeva la possibilità di adozione prenatale degli embrioni congelati e abbandonati già prima dell’entrata in vigore della legge, altrimenti destinati alla morte (28.000, secondo gli ultimi dati)”. “Un provvedimento che, se approvato, poteva ridurre l’ingiustizia giuridica oggi presente”, continua Santolini. Un giudizio positivo, dunque, “ben più convinto se la proposta non avesse consentito l’accesso alla fecondazione omologa per le coppie di fatto”. Il Forum chiede al Parlamento della XIV legislatura “il varo di una legge che tenga conto del testo già approvato senza ulteriori stravolgimenti, rinvii o reticenze”. ” “Nuovi dati giungono, intanto, sulle tecniche di fecondazione dall’Inghilterra. Secondo uno studio della “Human Fertilization and Embryology Authority” relativo al 1999, “un caso su dieci ricorre alla fecondazione eterologa”, dice Roberto Colombo, docente presso l’Università Cattolica di Milano. Un dato che trova conferma anche per gli Stati Uniti. “Per cento cicli di trattamento, la percentuale di bambini nati vivi è il 9,9 con l’eterologa, il 38,7 con l’omologa. Inoltre questa percentuale, contrariamente a quanto si sostiene, rimane pressoché costante all’aumentare del numero di embrioni trasferiti in utero in un singolo ciclo di fecondazione in vitro”, continua Colombo. “Questo dimostra che non c’è alcuna convenienza a trasferire più di due embrioni”. (segue)