RICERCA CNEL: “LA DONNA CRESCE NELLA FICTION TV (2)

Una donna non del tutto tradizionale, professionista (49,8% dei casi contro il 54,6% degli uomini), preferibilmente giovane (29,3% contro 19%) e bella, nubile, realizzata sul piano professionale, ‘buona’ (40% contro 30%) ma ‘fragile’ (41,2% contro 24%). È la donna della fiction che emerge dalla ricerca promossa dal Cnel. “I personaggi femminili sono trattati con rispetto e consapevolezza”, commenta Gianni Losito, direttore scientifico dello studio. Ma una novità c’è: “il grande assente nella fiction è il lavoro, specie quello manuale”. Insomma molti medici, avvocati, poliziotti e pochi operai. La donna lavoratrice (67,1% dei casi) è comunque in percentuale nettamente inferiore rispetto ai protagonisti maschili occupati (79,2%) e solo l’8,9% (contro il 16,1 degli uomini) svolge attività di prestigio e remunerative come dirigente o imprenditore. Per la metà delle donne occupate il lavoro è un mezzo per realizzarsi (48,7% contro il 53,6% degli uomini). Anche nella fiction, poi, “il tentativo di conciliare sentimenti, affetti e famiglia con il lavoro sembra essere una virtù tipicamente femminile e un’omissione maschile”. Altro discorso si deve fare per i programmi di intrattenimento. “Stenta a farsi strada l’immagine femminile intesa come articolazione complessa, mentre avanza quella espressa dal corpo, oggetto di un’attenzione quasi ossessiva”, spiega Manuela Malchiodi, responsabile ricerche dell’Osservatorio di Pavia. “Il corpo della donna è sottoposto a uno sguardo continuo, insistente, che molto spesso lo priva della sua soggettività”. Il “fenomeno delle veline e delle letterine” propone il corpo della donna come “sponsor o marchio del programma”, un “elemento decorativo, privo di identità e confuso con gli altri” che può diventare “fagocitante” e “sopraffare qualunque altro messaggio comunicato dal personaggio”.