RICERCA CNEL: “LA DONNA CRESCE NELLA FICTION TV”

La donna ‘cresce’ nella fiction mentre resta del tutto marginale nei programmi di intrattenimento, dove trionfa il corpo ridotto ad accessorio scenografico o a ‘specchietto per le allodole’. Questo il messaggio che emerge dalla ricerca promossa dal Cnel e realizzata dall’Osservatorio di Pavia sul tema ‘Donna, lavoro, televisione’. L’analisi è stata condotta con “una metodologia innovativa”, spiega Gianni Losito, docente di sociologia presso l’università “La Sapienza” di Roma, “che punta a descrivere la condizione femminile così come emerge dai due generi che occupano una parte preponderante dei palinsesti televisivi: la fiction e l’intrattenimento”. Sono stati analizzati 162 programmi trasmessi tra le 12 e le 23 di una settimana-tipo (quella compresa tra domenica 11 e sabato 17 marzo 2001) dalle reti Rai, Mediaset e La7 e andati in onda per oltre la metà (60,5%) nella fascia pomeridiana. Un campione, per il 65% di produzione statunitense e solo il 23% italiana, che ha individuato 1045 personaggi principali, di cui 444 donne (42,5%) e 661 uomini (57,5%). “La tv non è uno specchio fedele della realtà”, commenta Stefania Prestigiacomo, ministro per le Pari Opportunità, “ma non è neanche la fonte di tutti i mali”. Occorre “misura e ragionevolezza”. “Assistiamo ad un’assuefazione diffusa, quasi un’acquiescenza culturale, nei confronti dell’ostentazione del corpo femminile”, prosegue il ministro. “Le donne hanno un ruolo dequalificato nello spettacolo dove vengono utilizzate come tappezzeria per un esplicito richiamo sessuale”. Ma c’è anche una “tv che fa crescere”, quella che recentemente ha riproposto “le donne in prima linea come reporter dalle zone di guerra, come Maria Grazia Cutuli”, l’inviata del Corriere della Sera uccisa in Afganistan. (segue)