SIR EUROPA: FRANCIA, “L’ESORCISMO NON È UN ‘PLACEBO RELIGIOSO'”

È possibile l’esperienza della salvezza “nell’abbandono”, nella “notte scura”, in “tutti i viaggi al termine dell’inferno”? Questa è la questione che è stata discussa dai sacerdoti esorcisti francesi durante la sessione annuale, che si è aperta oggi a Lione. Punto di partenza della riflessione: Perché Gesù guariva? Da cosa guariva? Quale era la natura del suo potere? Coloro che si rivolgono agli esorcisti hanno vissuto ogni tipo di sofferenza interiore. Padre Henri Caffart, esorcista della diocesi di Arras, osserva che, per la maggior parte, si tratta di “persone che sono sulla soglia”, che si rivolgono alla Chiesa “dopo aver chiesto aiuto a stregoni, guru e veggenti”. Ad avviso di padre Maurice Bellot, esorcista della diocesi di Parigi: “Più la mentalità è pagana, più la domanda di esorcismo è forte. Spesso si arriva persino a chiedere un esorcismo per telefono, preferibilmente a domicilio. Molti arrivano a domandarmi: ‘Padre, perché fa tante difficoltà per un gesto che, ad ogni modo, non può far male e non costa nulla. Lei è un prete si o no?’ Dobbiamo evitare che l’esorcismo diventi quasi un ‘placebo religioso’ e dobbiamo ricorrervi solo quando è veramente necessario”. Le cifre fornite dal Servizio diocesano di Parigi sono preoccupanti: il 31% dei richiedenti pratica la stregoneria, lo spiritismo, la veggenza ecc.; il 23% è affetto da turbe patologiche (deliri, allucinazioni, ossessioni, crisi di angoscia, tentativi di suicidio, visioni, ecc.); il 18% soffre di una storia familiare in crisi: divorzi, incesti, stupri, ecc.; il 15% soffre di uno stato depressivo esistenziale: solitudine, aborti, disoccupazione reiterata, falso sentimento di colpa, pulsione di morte ecc.; l’8% presenta problemi religiosi: possessioni, patti con il diavolo, maledizioni, apparizioni diaboliche, incubi.