“Il pluralismo dovrebbe essere ottenuto per ammissione contemporanea delle parti. Per esserci una così forte pressione politica e partitica significa che in realtà i contendenti non hanno in mente un equilibrio ma un dominio”. E’ quanto afferma Fausto Colombo, direttore dell’Osservatorio sulla Comunicazione dell’Università Cattolica di Milano e docente associato di Teoria e Tecnica della Comunicazione, a proposito delle polemiche sorte per la nomina dei prossimi vertici della Rai. In un’intervista pubblicata sul prossimo numero del Sir, Colombo dichiara, inoltre, che “fa pensare una paventata liquidazione delle reti pubbliche senza una riflessione sul mandato della Rai. Mi preoccupa che venga fatta prima di capire il ruolo del servizio pubblico televisivo”. La questione centrale per il docente è “domandarsi innanzitutto, tenendo conto dell’attuale assetto dell’informazione fatto di media gratuiti e a pagamento, di medio e basso alto tasso tecnologico, su qual è la soglia minima di informazione che deve essere garantita ad un cittadino”. E questo va fatto, aggiunge, “non solo sulla televisione ma su tutti quei mezzi per i quali ha un senso che un servizio pubblico eserciti una qualche funzione”. “La qualità dell’informazione – conclude – deve essere vera ed utile. Quando una tv qualunque autorizza una televendita di un mago cialtrone fa un qualcosa che è sotto il livello del mandato che la tv ha in quanto mezzo”. Dello stesso parere anche don Vincenzo Rini, presidente della Federazione italiana dei settimanali cattolici (Fisc), che riunisce 143 testate con una tiratura di circa un milione di copie, per il quale “il problema delle nomine ai vertici della Rai pone il dilemma: informazione come servizio, o informazione come potere?” E’ urgente, secondo Rini, che le forze politiche tutte mettano in disparte le guerre di conquista degli strumenti di informazione e si accordino per realizzare leggi chiare, valide per tutti allo stesso modo, allo scopo di garantire pari opportunità di accesso alla proprietà e all’uso dei mezzi di comunicazione, evitando pericolosi monopoli. Ne deriverebbe un bene grande alla convivenza civile e anche alla democrazia”.