“La Chiesa, esperta maestra di umanità e di santità, ci addita strumenti antichi e sempre nuovi per il quotidiano combattimento contro le suggestioni del male: sono la preghiera, i sacramenti, la penitenza, l’ascolto attento della Parola di Dio, la vigilanza e il digiuno”. Con queste parole Giovanni Paolo II ha esortato, all’angelus della prima domenica dopo le ceneri, ad intraprendere “con più forte impegno il cammino penitenziale della Quaresima per essere pronti a vincere ogni seduzione di satana e giungere alla Pasqua nella gioia dello spirito”. Sono parole antiche ed attualissime, che rilanciano una questione sottile ed evidente: è ormai la Quaresima solo un fatto privato, nella nostra società affrettata e secolarizzata, anche nell’Italia ben inserita nel sistema della comunicazione e del consumo globale? Sembrano lontanissimi i tempi in cui il venerdì santo la televisione di stato in bianco e nero sospendeva tutti i programmi di intrattenimento e non trasmetteva neppure la pubblicità. Oggi il venerdì santo addirittura si recuperano le lezioni perse in occupazioni ed autogestioni. Labili restano anche le tracce dell’astinenza dalle carni, pure raccomandata dai dietologi alla moda sulle pagine dei rotocalchi che si occupano di salute e benessere. Certo sopravvivono riti antichissimi. Anzi, nell’Italia delle cento città si moltiplicano le associazioni che ripropongono le forme tradizionali della Quaresima medioevale. E’ il cosiddetto postmoderno, o, al di là delle etichette, questa situazione complesse e sfaccettata in cui tutto sembra rincorrersi e confondersi, ma crea inedite occasioni di testimonianza e di impegno. E’ il quadro indicato negli Orientamenti Pastorali dell’Episcopato italiano per il primo decenni del 2000, “Comunicare il Vangelo in un modo che cambia”. La quaresima allora, è un’occasione per prendere sul serio uno dei passaggi più impegnativi di quel testo, quando osserva che, “per imprimere un dinamismo missionario”, è necessario rivolgere l’attenzione a due livelli: quello dei cristiani assidui e “la vasta realtà di coloro che, pur essendo battezzati, hanno un rapporto con la comunità ecclesiale che si limita a qualche incontro più o meno sporadico”. Che non si tratti di indicazioni teoriche o di semplici formule la concretezza della Quaresima può incaricarsi di dimostrare. Prendendo sul serio un dinamismo spirituale che diventa anche segno culturale. Il “combattimento contro le suggestioni del male” cui ci esorta il Papa con parole antiche passa infatti attraverso gesti e impegni di tutti i giorni, che possono diventare anche visibili e incisivi nella vita sociale.