NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Non è passato sotto silenzio il decennale di “mani pulite”, che si fa convenzionalmente datare dall’arresto di Mario Chiesa, il 17 febbraio dell’ormai lontanissimo 1992. In mezzo la dissoluzione di partiti di storia cinquantennale e la riforma elettorale che ha periodizzato la storia della Repubblica, non introducendone una “seconda”, ma cambiando il sistema elettorale e dunque modificando alla radice il sistema politico. E’ l’inizio di una “transizione” che stiamo cercando di decifrare. Due sembrano i motivi del particolare rilievo del decennale e due le lezioni che se ne possono trarre, come impegni per l’opinione pubblica al di là delle preferenze o delle appartenenze politiche. I motivi del rilievo di questo anniversario sono prima di tutto nel malessere dell’opposizione, che si interroga sui motivi della sconfitta e soprattutto sulle prospettive di medio periodo, ma anche nel fatto che obiettivamente il problema dei rapporti tra etica e politica, tra politica e interessi, tra forme della politica e partecipazione, in una parola la questione sulla qualità dello sviluppo della democrazia è all’ordine del giorno da tempo. Anzi, oggi si intreccia con il processo costituente a livello europeo e dunque merita di essere ulteriormente approfondita, per arrivare a risposte non effimere. Due possono essere allora le lezioni e gli impegni: in primo luogo slargare gli orizzonti della politica, in secondo luogo, come già indicò Giovanni Paolo II in una lettera ai Vescovi italiani nell’Epifania 1994, “fare un bilancio”. Capire cioè la “crisi di fine secolo” del sistema politico italiano, ma anche il senso di malessere che l’ha annunciata ed accompagnata, per arrivare ad una stabile e condivisa “ripartenza”. Non esistono risposte semplici a problemi complessi. Il cosiddetto “giustizialismo” non si è rivelata una risposta. Ma i problemi non si possono saltare, si ripresentano puntuali. I nodi vengono sempre al pettine. E’ dunque necessario ritessere con pazienza e con determinazione i fili del tessuto democratico, per renderlo sempre più forte e più adeguato ai nuovi assetti di una società complessa e sviluppata come quella italiana di questo nuovo secolo. E’ dunque necessario puntare al massimo sulla “soggettività della società”, scommettere sulla molteplicità dei soggetti istituzionali e sociali che da sempre fanno ricca l’Italia, sulla armonia e sul bilanciamento degli interessi. Tutti si devono ricordare che prima di ogni divisione politica deve esserci un preventivo consenso sui valori di fondo, sul tessuto della democrazia. Questa verifica è affidata prima di tutto alla responsabilità degli attori politici e nello stesso tempo ai cittadini, all’opinione pubblica, che non si può mai omologare al circuito del sistema della comunicazione e del consumo.