MIGRANTES: “GLI STRANIERI DIFFIDANO DELLE ISTITUZIONI”

È in corso a Roma l’incontro annuale dei direttori regionali della fondazione Cei Migrantes, sul tema “La mobilità umana alla luce degli orientamenti pastorali della Cei per il primo decennio del 2000”, che si concluderà domani. Parte della seconda giornata di lavori è stata dedicata alle testimonianze degl’incaricati dei cinque settori della Fondazione. La delegata campana Restituta De’ Lucia ha sottolineato le difficoltà nell’integrazione degl’immigrati, soprattutto al Sud, a causa dell’elevato tasso di disoccupazione: “A parte forse il caso dei cinesi, dediti soprattutto al commercio è triste constatare come le professionalità degl’immigrati risultino di solito ‘offese’ da impieghi non all’altezza della loro formazione e dei loro studi”. “Gli stranieri diffidano delle istituzioni” ha concordato padre Agostino Rota Martir “in particolare i Rom sanno che potranno essere ‘accettati’ solo a prezzo della perdita della propria specificità culturale”. Analoghe riflessioni sono contenute nel documento di mons. Piergiorgio Saviola sulla condizione di circensi e lunaparchisti, che “esattamente come i ‘sedentari’, godono degli stessi diritti civili e politici stabiliti dalla Costituzione, tra cui, in primo luogo, il diritto al lavoro”. I “migrantes” non sono dunque solo stranieri, ma anche gruppi di cui oggi spesso ci si è dimenticati come i marittimi e gl’Italiani all’estero. Se mentre dei primi si occupa l’associazione “Stella Maris”, presente in 416 porti di 98 differenti paesi, per i secondi la questione è più complessa: “Non vorrei che ci si dimenticasse degli Italiani all’estero proprio ora che hanno ottenuto il diritto di voto” ha dichiarato Roberto Mazzarella della Pastorale per gli Italiani nel mondo “Soprattutto la Chiesa italiana, che ha precorso in tal senso le istituzioni civili, è chiamata ad avere un ruolo più attivo verso i nostri connazionali che la nuova globalizzazione rischia di emarginare”.