INTERNET: VATICANO, NO AL “CIBER-TERRORISMO” A ALL’ “IMPERIALISMO CULTURALE”, SÌ ALLA “GLOBALIZZAZIONE DELLA SOLIDARIETÀ” (2)

“Mentre prende forma la nuova economia globale”, si legge nel documento “Etica in Internet” presentato oggi in Vaticano, la Chiesa opera affinché “in questo processo vinca l’umanità tutta e non solo un’élite ricca che controlla la scienza, la tecnologia, la comunicazione e le risorse del pianeta”, grazia ad “una globalizzazione al servizio di tutta la persona umana e di tutte le persone”. Questo perché, sostiene il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, il fenomeno della globalizzazione non è solo economico: “La nuova tecnologia informatica e Internet – si legge, infatti, nel documento – trasmettono e contribuiscono a inculcare un insieme di valori culturali, e modi di pensare sui rapporti sociali, sulla famiglia, sulla religione, sulla condizione umana, il cui fascino e la cui novità possono sfidare e schiacciare le culture tradizionali”. Il pericolo, quindi, è un “imperialismo culturale” che “diviene un problema particolarmente grave quando la cultura dominante trasmette valori falsi e contrari al bene autentico delle persone e dei gruppi”. E’ quello che, per il Vaticano, sta accadendo Con Internet, che “sta trasmettendo messaggi carichi di valori propri della cultura secolare occidentale a persone e società che in molti casi non sono in grado di valutarli e confrontarli”: ciò causa “problemi gravi”, come “nell’ambito del matrimonio e della vita familiare, che stanno sperimentando una crisi diffusa e radicale in molte aree del mondo”. Un dialogo interculturale che “salvaguarda le culture”, sottolinea il dicastero vaticano, è, invece, essenziale, perché “i sistemi culturali hanno molto da imparare l’uno dall’altro”, e la libertà di espressione su Internet “è una pietra d’angolo della democrazia” Il documento, in particolare, si scaglia contro quei “regimi totalitari” che tentano di bloccare l’accesso all’informazione su Internet o sugli altri media, ritenuti “pericolosi o imbarazzanti” per loro, o di “manipolare l’opinione pubblica a scopo di propaganda o disinformazione o di impedire la legittima libertà di espressione di pensiero”.