“Nella tragedia di Cogne i giornali si stanno mostrando meno morbosi dell’opinione pubblica che preme per conoscere sempre più dettagli. E questo è il lato più sconcertante della vicenda. Lo sostiene in un’intervista pubblicata sul prossimo numero del Sir, Gaspare Barbiellini Amidei, giornalista, ex direttore del “Corriere della Sera” e di “Il Tempo” e sociologo delle comunicazioni. ” “”Su questo caso non vedo una grande ventata di speculazione – afferma Barbiellini Amidei -. C’è stato molto di peggio negli anni scorsi”. Alla domanda se per raccontare la realtà che coinvolge le persone è sempre necessario scendere nel dettaglio estremo, il sociologo risponde che “la professione giornalistica in Italia ha dei confini sui quali non c’è molto da moraleggiare. Basta attenersi ai codici deontologici. Il cronista non è abbandonato a se stesso e non ha bisogno di indicazioni moralistiche. Esiste, inoltre, la ‘Carta di Treviso’ che è bene rileggere ed una moderna legge sulla privacy”. Ciò che, invece, sconcerta è la morbosità del pubblico che proviene, per Barbiellini Amidei, “dal fondo di un Paese abituato a programmi di ‘televisione pseudo-verità’ in cui si cerca l’emozione forte”. “Ho diretto dei giornali e so che le pressioni si dirigono in questa direzione. Quando un direttore decide di attenersi rigorosamente ai canoni deontologici è penalizzato nella diffusione di copie”. Riequilibrare l’informazione, conclude il sociologo, “è un lavoro lungo che non può essere svolto senza un sincronismo ed affinità di idee tra il mondo della carta stampata e quello televisivo. Se l’emozione viene tambureggiata 24 su 24 sull’etere diventa poi difficile per un giornale sottrarsi alla necessità della concorrenza. Credo, infatti, che la tv ‘frigga’ più emotività che i giornali”.” “” “