JEAN VANIER: SOLIDALI CON LE ATTESE DEL POPOLO DI PORTO ALEGRE

“Ogni disabile è un testimone” ha detto Jean Vanier, presentando questa mattina il messaggio del Papa per la Quaresima del 2002. “Ogni portatore di handicap – ha spiegato il fondatore dell’Arche, per l’assistenza ai disabili e agli ammalati mentali – porta in sé un grande dolore. Non è la sofferenza di non poter camminare o parlare o essere come gli altri: è soprattutto il dolore di sentirsi non voluti, di sentirsi colpevoli di esistere”. Ciononostante abbiamo bisogno dei disabili, ha proseguito Vanier: “Con loro tocchiamo il mistero, lo scandalo della croce”. E da loro impariamo “ad accettare di essere come siamo, accettare la nostra diversità”. ” “”Molti – ha osservato il fondatore dell’Arche – sono preoccupati per le ingiustizie e per le disuguaglianze che ci sono nel mondo”. Ma, per prima cosa, ha suggerito, dovremmo metterci accanto alle “persone che sono nel dolore”. Vanier ha giudicato positiva anche “la battaglia contro le strutture che provocano disuguaglianze”. In particolare, ha notato, parlando del recente Forum sociale mondiale a Porto Alegre, “la globalizzazione è una nuova forma di colonizzazione del denaro”. Perciò “molti giovani, come quelli che erano a Porto Alegre”, così come molti loro coetanei, “sono arrabbiati contro le ingiustizie”. ” “Ci troviamo in un mondo dove “la pubblicità è tutto, la televisione alimenta continui desideri”. Per reagire “dobbiamo lavorare insieme per una nuova visione dell’umanità”. Il pericolo, a suo avviso, è duplice: “C’è il pericolo che le culture si chiudano del tutto o, al contrario che si aprano fino al punto di perdere la propria identità”. A questo rischio dobbiamo opporre “la fede nell’amore” e l’impegno a “lavorare insieme, perché da soli non possiamo fare nulla”.” “” “” “” “