PORTO ALEGRE: DON MIGLIETTA (CARITAS ITALIANA), “PERCHÉ LA CHIESA È PRESENTE AL FORUM”

La presenza della Chiesa al Forum di Porto Alegre “vuole ricordare che la missione ecclesiale identifica nei poveri e nei sofferenti la presenza del Signore, e da essi comincia da la testimonianza e l’annuncio del Vangelo”. Lo ricorda don Guido Miglietta, delegato della Caritas italiana al secondo Forum sociale mondiale di Porto Alegre: “Certamente le differenti ‘anime’ del Forum faranno anche dichiarazioni distinte ognuna per conto proprio – scrive don Miglietta in una riflessione che verrà pubblicata nel prossimo bisettimanale Sir -. E’ però da sottolineare l’importanza della proposta, come esperienza di stare insieme credendo ad un comune ideale realizzabile. La Chiesa del Brasile è stata discretamente presente nei diversi momenti: dibattiti, conferenze, quel tanto che basta per significare che si appartiene a quel Dio che ha dato se stesso perché il mondo non si perda ma abbia la vita. Perciò tutto quello che riguarda l’essere del mondo e il suo compimento o realizzazione piena, che per la fede si attua in Cristo, riguarda costitutivamente la Chiesa”. Don Miglietta ricorda che “la Chiesa qui è presente a partire dai problemi cruciali come la fame e la miseria che distruggono gli esseri umani”, con conferenze di denuncia e lancio di iniziative da parte della Conferenza episcopale brasiliana, incontri sull’economia solidale e l’economia di comunione con Caritas Brasile e Movimento dei focolari, approfondimenti sul tema delle migrazioni con mons. Dadeus Grings, arcivescovo di Porto Alegre e padre Luca Marin, scalabriniano. Dal confronto con le altre “anime” di Porto Alegre, sottolinea don Miglietta, “sono emersi gli ingredienti per un altro mondo possibile: la solidarietà, la giustizia, la partecipazione, l’uguaglianza, la libertà. Così come è stata delineata l’idea di fondo: i diritti umani, specie i sociali, sono da esigere e non da ricevere per concessione”, perciò “non è giusto e non è accettabile che i Paesi del Sud del mondo siano ritenuti Paesi periferici rispetto al Nord del mondo; e soprattutto questo non può e non deve essere motivo per penalizzare la dignità umana”.