E’ partito questa mattina alla volta di Arusha, in Tanzania, per presentarsi spontaneamente al Tribunale Penale Internazionale dell’Onu incaricato di giudicare sui crimini commessi durante la guerra civile in Rwanda, don Athanase Seromba Sumba Bura, il sacerdote ruandese ospite dal 1997 dell’arcidiocesi di Firenze. “La decisione di don Athanase – si legge in una nota dell’arcidiocesi – nasce dal desiderio di fare chiarezza circa le pesanti accuse (ndr.: genocidio) che gli sono state rivolte. Don Seromba, che ha sempre ribadito la propria estraneità ai fatti di cui è accusato, ha voluto recarsi presso il Tribunale, nell’intenzione di dimostrare la propria innocenza. Attraverso contatti i con la Questura di Firenze, don Athanase ha chiesto di essere accompagnato in Tanzania dall’Interpol, che vigilerà sulla sua sicurezza”. L’arcidiocesi di Firenze, “prendendo atto della decisione di don Seromba, confida nella giustizia internazionale e spera che il lavoro rapido e sereno dei giudici possa far luce sulla verità dei fatti”.” “Per spiegare i motivi di questa decisione don Seromba ha scritto una lettera pubblicata sul prossimo numero del settimanale diocesano “Toscana Oggi”. “Vi scrivo per porgervi i miei ringraziamenti più sinceri e filiali per la grande ospitalità che mi avete mostrato durante il mio soggiorno di 4 anni nella vostra diocesi – scrive don Athanase – Ora sarò sottoposto a giudizio, ma non dubito del vostro sostegno morale e spirituale che mi accompagnerà”. “Dopo la tragedia che ha scosso il mio paese, dopo la perdita dei miei parenti, fratelli e sorelle, amici e conoscenti, la mia presenza presso di voi mi faceva credere di aver trovato un piccolo momento per cercare di dimenticare tutto quello che mi è successo. Sfortunatamente eccomi sul banco degli accusati come traditore, organizzatore ed esecutore di un piano genocida che ha sconvolto il mio paese. Ho gridato per giustificare la mia innocenza, ma il mio grido non è stato ascoltato; perché davanti alla politica e alla giustizia umana non è sufficiente gridare ma bisogna provare la propria innocenza davanti a un’istituzione politico-umana”.” “La vicenda del sacerdote ruandese inizia nel 1999 quando fu accusato sulla base di un rapporto di African Rights, un’organizzazione vicina all’attuale governo ruandese che già in passato aveva preso di mira sacerdoti e religiosi come il vescovo di Gikongoro, mons. Augustin Misago, anch’egli processato e poi assolto da ogni accusa. Nell’estate scorsa le accuse sono tornate fuori, rilanciate stavolta dal procuratore internazionale Carla Del Ponte.