“Il punto d’arrivo della storia non è un baratro di morte, bensì l’incontro salvifico con Dio”. Lo ha detto il Papa commentando, nella consueta udienza del mercoledì, il Salmo 42, in cui il salmista si rivolge a Dio e lo supplica di difenderlo contro gli avversari. “Il Signore è la radice di ogni felicità, è la gioia suprema, è la pienezza della pace”, ha commentato Giovanni Paolo II riferendosi alla parte finale del salmo citato, che letto nella sua interezza diventa “la preghiera di chi è pellegrino sulla terra e si trova ancora in contatto col male e con la sofferenza, ma ha la certezza che il punto d’arrivo della storia non è un baratro di morte, bensì l’incontro salvifico con Dio”. Una “certezza”, questa, ha sottolineato il Papa, “ancora più forte per i cristiani”, che sanno che “la meta ultima e decisiva è il Dio della gioia, è l’abbraccio, è l’intimità ritrovata con Lui, prima lontano e silenzioso”. All’inizio del Salmo 42, ha esordito il Papa, il salmista “sente ormai che la parentesi oscura della lontananza sta per finire ed esprime la certezza del ritorno a Sion per ritrovare la dimora divina. La città santa non è più la patria perduta, come accadeva nel lamento del Salmo precedente, è la meta gioiosa, verso la quale si marcia”. Diventa centrale, quindi, per il cristiano, il tema della speranza, come lo steso sant’Agostino aveva rimarcato, commentando lo stesso salmo: “Spera in Dio – ha concluso il Papa citando il vescovo di Ippona -, risponderà alla sua anima colui che da essa è turbato…Vivi frattanto nella speranza. La speranza che si vede non è speranza; ma se speriamo ciò che non vediamo è per mezzo della pazienza che noi l’a’pettiamo”. ” “” “