BOLIVIA: I RELIGIOSI SCRIVONO AI VESCOVI, “LA CHIESA SIA PIÙ CORAGGIOSA CONTRO LA REPRESSIONE”

Una accorata richiesta ai vescovi della Bolivia perché assumano un ruolo “profetico” nella denuncia delle violazioni dei diritti umani e nella difesa dei poveri, è stata indirizzata a mons. Tito Solari, arcivescovo di Cochabamba, dai religiosi e dalle religiose della diocesi di Cochabamba, che in una lettera del 4 febbraio descrivono la grave situazione di ingiustizia sociale e politica che sta vivendo il Paese latino-americano. “In questi ultimi anni la povertà è aumentata, danneggiando la grande maggioranza dei boliviani – scrivono -, e la sofferenza della popolazione ha raggiunto livelli insopportabili”. I religiosi di Cochabamba si dicono “testimoni dell’esistenza di una minoranza di privilegiati, gelosamente attenta alle sue ricchezze e al suo potere”. Da questa situazione “di gravissima ingiustizia e squilibrio”, osservano, “nasce inevitabilmente la violenza”. “Il governo – sottolineano – si identifica sempre di più con questa minoranza privilegiata e difende i propri interessi. E, quello che è più grave, difende interessi e dettami di potenze straniere”. Inoltre, “quasi la metà del budget nazionale va in favore dell’esercito e della polizia, avendo fiducia solo nelle armi e nella repressione, senza una vera intenzione di risolvere i problemi della povertà e della corruzione”. In questi mesi, denunciano i religiosi, è cresciuta quindi “l’opzione militare, che assicura totale impunità ai crimini dell’esercito e della polizia”: “Con nostro sconcerto e dolore abbiamo visto riapparire, come nei peggiori momenti della dittatura, detenzioni illegali, persecuzioni, minacce, torture e morti”. E la posizione della Chiesa, “strumentalizzata molte volte”, osservano i religiosi, “agli occhi del popolo appare come fosse in complicità con il governo”, impedendole di “difendere con chiarezza e coraggio la causa dei poveri”: “I poveri non hanno bisogno di una Chiesa prudentissima e astuta – concludono – capace di competere in abilità diplomatica con i sapienti di questo mondo. Hanno bisogno di una Chiesa profetica, che si metta in gioco per il Vangelo e per il popolo, una Chiesa umile e povera, libera da ogni legame”.