“Stop allo sfruttamento sessuale dei minori nel turismo”. Con questo slogan è partita questa mattina a Roma una campagna di sensibilizzazione contro lo sfruttamento sessuale dei minori che coinvolgerà in primo luogo gli operatori turistici, le agenzie di viaggio e di riflesso tutti i cittadini romani. La campagna mette in atto una serie di iniziative che vanno dall’affissione di adesivi alla distribuzione di cartoline con le quali si invitano i cittadini a denunciare direttamente al comune casi di sfruttamento minorile. La campagna coinvolge i rappresentanti dell’industria del turismo (agenzie di viaggio e tour operator) e associazioni che operano per la tutela dei minori (Unicef, Save the children, Terre des hommes). Secondo un rapporto Unicef sullo sfruttamento sessuale dei bambini, non esiste un profilo tipico delle persone che sfruttano sessualmente i minori. C’è però una convinzione “pericolosa” che accomuna gli sfruttatori: “non vedono le proprie azioni come una forma di violenza. Chi commette abusi sessuali – afferma l’Unicef – usa diverse scuse per convincere se stesso di aver tenuto un comportamento accettabile”. Si pensa cioè che “i bambini che si prostituiscono hanno scelto volontariamente la prostituzione”; che “non si fa nessun male” o che i bambini che si prostituiscono “hanno bisogno disperato di denaro, per cui i clienti in effetti stanno facendo loro un favore”. “Non ci sono scuse per lo sfruttamento sessuale – precisa con fermezza l’Unicef – che è uno squilibrio, un abuso di potere e una gravissima ingiustizia”. Alcuni dati: in Lituania si ritiene che un numero oscillante fra il 20 e il 50 per cento delle prostitute sia costituito da minorenni. Uno studio condotto negli Stati Uniti ha rivelato che su 5 bambini che navigano regolarmente su Internet uno viene avvicinato da sconosciuti a scopo sessuale e che ogni anno 104 mila bambini sono vittime di abusi sessuali. Nell’Europa sudorientale invece la tratta di donne e bambini segue spesso le stesse vie usate per il traffico di droga e di armi.