I siti cattolici presenti in Internet sono spesso un “approdo” per “persone in cerca di orientamenti e di consiglio”: persone che stanno sulla “soglia”, che “scrutano la nostra identità” e alle quali è necessario offrire proposte di “qualità”, anche quando si utilizzano gli strumenti telematici. A sottolinearlo è stato Giuseppe Romano, docente di comunicazione interattiva presso la Pontificia Università S. Croce, intervenendo al primo forum dei “webmaster” dei siti Internet cattolici, che si conclude oggi, a Roma, per iniziativa dell’Ufficio per le comunicazioni sociali e del Servizio Informatico della Cei; all’incontro hanno partecipato quaranta “webmaster” dei siti cattolici italiani. Secondo il relatore, attualmente “sono fra seimila e settemila i siti cattolici italiani che possiamo definire cattolici; di questi, circa duemila sono ‘nati’ lo scorso anno”. Istituzionali, di servizio, tematici, sociali: sono queste, per i relatori, alcune tipologie dei siti cattolici, che talvolta si “intrecciano” tra di loro e rendono difficile l’identificazione dei contenuti: “cattolici”, infatti, “possono autodefinirsi ugualmente il sito di un Congregazione vaticana, quello di una parrocchia, quello di un gruppo di amici…”. L'”affidabilità” si rivela, dunque, ha sottolineato Romano, “il principio di individuazione di un sito informativo di buona qualità”. Chiarezza e cordialità, ma anche attenzione all’aggiornamento e al linguaggio usato: questi alcuni requisiti, secondo Romano, essenziali per gli “spazi web” cattolici: “Anche il ‘sito bollettino’ e il ‘sito rivista’ – ha concluso devono essere non meri referenti informativi, ma ‘luoghi’ che affrontano la loro responsabilità di accogliere natanti, di lanciare cime di ormeggio”.