SOCIETÀ: P. SORGE, “NON RIDURRE IL CRISTIANESIMO A RELIGIONE CIVILE”

“Quale pericolo possono essere per le libertà democratiche il crocifisso appeso alla parete e i canti di Natale?” Usa questa immagine provocatoria padre Bartolomeo Sorge, direttore della rivista dei gesuiti “Popoli” nell’editoriale sul numero di marzo, nel quale approfondisce la riflessione su valori civili e valori cristiani. “La società secolarizzata – osserva – ha assimilato molti valori di origine religiosa (la dignità della persona, la solidarietà, la qualità della vita) riducendoli a ‘valori laici’. Il cristianesimo stesso non è visto come un fenomeno di natura trascendente, ma come mera ‘religione civile'”. Eppure, fa notare, “aver ridotto il cristianesimo a mera religione civile genera le contraddizioni dei nostri giorni”: “Da un lato, si riconosce che la religione è un fattore di educazione civica e di stabilizzazione sociale; dall’altro, si tolgono i simboli religiosi dagli edifici pubblici e non si fanno cantare i canti di Natale ai bambini dell’asilo, in nome della laicità dello Stato e della tolleranza verso chi non è religioso”. O anche “si cancella ogni riferimento alla religione dal Proemio della Carta dei Diritti europei e non s’invitano le comunità religiose a partecipare con le altre realtà sociali alla preparazione della Costituzione europea”. “Perché si attenta alla laicità dello Stato, quando si riconosce il fatto indiscutibile che il cristianesimo è all’origine della nostra civiltà?” si chiede padre Sorge. “Il vero nemico della tolleranza e della democrazia – afferma – è il relativismo etico di chi, rinunciando alla propria identità, apre la via non alla convivenza civile tra diversi, ma alla sopraffazione del più forte”. Secondo il gesuita “la domanda di religione civile può essere una trappola mortale per i cristiani. È facile oggi cedere alla tentazione di limitare la testimonianza cristiana alla proposta dei ‘valori civili’ in essa contenuti, in nome del rispetto della laicità e della tolleranza”. Da qui il consiglio ad ogni cristiano di impegnarsi “a edificare la società civile rispettandone la laicità e il pluralismo” ma senza “rinunciare alla profezia dei valori evangelici trascendenti”.